CAPODANNO 2004 IN MUSICA. VIENNA E VENEZIA A CONFRONTO FRA TRADIZIONE E NOVITA’

Riccardo Muti, vero vessillo (per un giorno) della cultura musicale italiana in Europa

Sui concerti di Capodanno è stato detto di tutto, addirittura che si sia trattato di uno “scontro” tra musica padana e musica asburgica (e nel caso di Venezia questo ha sicuramente un nesso storico visto che la città è stata per molto tempo sotto il dominio della casa Reale austriaca), ma al di là delle polemiche tra tradizionalisti-conservatori ed autarchici, l’idea di trasmettere in diretta il concerto dell’Orchestra del Teatro “la Fenice” è stato sicuramente un omaggio doveroso alla cultura e alla musica italiana oltre che una nuova occasione per far ammirare al pubblico gli splendori del rinato Teatro lagunare.

Ma se vogliamo analizzare da un punto di vista squisitamente tecnico e poi “emozionale” le due performance (Venezia e Vienna), allora il confronto diventa impari.
Il concerto di Venezia è stato (dispiace dirlo), molto poco curato, sotto tutti i punti di vista (presentatore non all’altezza, regia insufficiente, balletti che scimmiottavano quelli di Vienna).
L’orchestra ha fatto del suo meglio, come pure Lorin Maazel, ma si vedeva che il prodotto era ancora allo stato sperimentale.
L’augurio è che il concerto di Capodanno dal Teatro “la Fenice” diventi una consuetudine anche per i prossimi anni, ma l’impressione (vorrei volentieri sbagliarmi) è che si sia trattato esclusivamente di una promozione (peraltro condivisibile) a favore della “nuova” Fenice.
Per chi si fosse perso il concerto dei Wiener Philarmoniker, invece, la Deutsche Grammophon ha appena esordito con le sue uscite discografiche per l’anno appena iniziato proprio con l’esibizione dei filarmonici austriaci del 1° gennaio 2004.
Un disco che vale la pena di ascoltare e che evidenzia lo stato di grazia di Riccardo Muti, per nulla provato dal tour de force che lo ha visto protagonista di un dicembre musicale di assoluto prestigio.
La sua è stata una direzione magistrale, che non ha mancato di coinvolgere, anche grazie al programma proposto (numerose le novità introdotte rispetto al “classico” concerto), dal punto di vista emotivo, il pubblico accorso al Musikwerein, nonché il sottoscritto che lo ha seguito alla televisione. Si può tranquillamente affermare, senza ombra di dubbio, che Riccardo Muti il 1° gennaio ha tenuto alto il vessillo della cultura musicale italiana in Europa.
Vienna batte Venezia quindi, ma con tutte (o quasi) le attenuanti del caso.
Se l’appuntamento con “la Fenice” diventerà tradizionale, allora è bene che ci si impegni fin da subito.
Vienna e soprattutto la “qualità artistica” dei Wiener Philarmoniker siano modello ed esempio da imitare, perché l’audience non basta per decretare il successo di una proposta culturale se la qualità della stessa è insufficiente.
Si può e si deve fare di meglio!