lunedì, Maggio 18, 2026
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“CARA MEDEA” DI ANTONIO TARANTINO A BOLOGNA

Quando il mito si fa poesia del tragico quotidiano

Ammesso (e non concesso) che tanto l’abusata parola ‘tragedia’, quanto il concetto di ‘contemporaneità’ abbiano ancora un senso, allora proprio ‘tragedia contemporanea’ potrebbe essere la miglior definizione per parlare di Cara Medea, il testo di Antonio Tarantino portato in scena da Francesca Ballico.

La Medea di oggi non è più l’eroina che fu. Il personaggio ha perso ogni connotazione teatrale per trasformarsi in una donna da marciapiede, una figura apparentemente troppo normale per poter interessare il pubblico. Eppure è proprio questa ‘tragica normalità’ alla quale ci siamo assuefatti che le parole di Tarantino e la distaccata (e tanto più efficace) interpretazione della Ballico riescono a tingere di poesia.

Un telefono squilla, Medea risponde, ma non c’è nessuno dall’altra parte della cornetta, nessuno che la possa ascoltare o lenire in qualche modo la sua solitudine. Finalmente la donna ha il coraggio per chiamare lui, Giasone, l’uomo che l’ha abbandonata a se stessa, alla terribile esperienza del carcere e al tragico viaggio di ritorno verso una speranza a forma di confine. Tra lei e Trieste ci sono troppi chilometri e troppi passaggi su camion conquistati in cambio di prestazioni sessuali.

I fantasmi di un passato storico ancora recente si agitano sulla scena sommersa in una claustrofobica penombra. Il ricordo diventa incredibilmente attuale grazie al grande lavoro linguistico che caratterizza la drammaturgia dell’opera: lo spettatore assiste infatti sconcertato ad un vorticoso passaggio da una dimensione ‘global’ ad una ‘glocal’. Medea, la barbara e la straniera, quella che riteniamo sempre lontana da noi, passa infatti in modo repentino dall’uso di una lingua incomprensibile per il pubblico ad una molto più familiare come il dialetto. È in questo stridore che il personaggio si avvicina paurosamente alla nostra quotidianità e perde ogni astratta connotazione letteraria per entrare con violenza nel nostro mondo quotidiano.

La scenografia è scarna, solo un vecchio telefono pubblico a gettoni sul quale è posta una telecamera che riprende alcuni particolari dell’attrice e li proietta live su uno schermo bianco posto al centro del palco. Lo spettatore conquista così una visione ‘a tutto tondo’: la Ballico dà per quasi tutto il tempo le spalle alla platea, ma il suo volto è visibile grazie al supporto delle nuove tecnologie. La telecamera diventa uno specchio deformante perché permette di concentrare l’attenzione su un singolo dettaglio (un occhio, la bocca, la riga dei capelli) ed ingrandirlo, spezzando così il corpo della protagonista ed esaltandone i particolari.

Lo spettacolo è un breve, ma intenso prodotto artistico giocato su una continua ripetizione che si carica di “variazioni sul tema” e di significati sempre nuovi. Francesca Ballico si dimostra abilissima nel tenere in piedi un testo difficile e capace di suscitare forti emozioni senza mai cadere nel patetico o in facili pietismi di comodo.

CARA MEDEA di Antonio Tarantino a Teatri di Vita
diretto e interpretato da Francesca Ballico – produzione Teatri di Vita
Durata: 40 minuti
www.teatridivita.it