“CENTOCHIODI” DI ERMANNO OLMI

"Centochiodi" o ritorno all'"Albero degli zoccoli"

Olmi, ispirato, ritorna all’ambiente che più lo penetra in conoscenza e commozione: il mondo contadino–pastorale. In questa ambientazione scorre il suo narrare e il suo poetare con flusso spontaneo, tocco leggero, abilità nel cogliere in profondità linguaggi segreti, sguardi amabili o drammatici, reazioni appena sussurrate ma più eloquenti di pomposi discorsi.

In questo mondo bucolico, elegiaco – esultanza lirico drammatica dell’ambiente naturalistico e umano del Padre Po – si purifica e si attenua la tesi alquanto posticcia e sottilmente pedagogica, ma a livello troppo idealistico, del giovane scienziato che si metamorfizza con delicata gradualità nelle vesti di un profeta evangelico, tanto che i cuori semplici dei pescatori–contadini padani lo trasfigurano nella persona di Gesù.
La maestria di Olmi è consistita nella immersione del giovane studioso (impersonato dall’attore Raz Degan) in questo paradiso idealizzato senza profanarlo, con la possibilità di sublimare se stesso e dettargli quel linguaggio e quegli atteggiamenti di distacco e di compenetrazione amorosa propri dei tratti evangelici del Maestro.

Il regista conduce per mano il protagonista: lo accosta alla mentalità, alla sapiente ignoranza, alle festicciole, dove danza e volgarità si trasformano nella radicale felicità del vivere, alla prassi del vestire e del mangiare, al soleggiarsi sulla sabbia del fiume in cui la carnalità riaffiora in tenerezze d’eloquio e non consumate nell’effimero.
Orchestrazioni di sequenze rigorosamente inquadrate, eloquente compostezza in una amorosa compenetrazione.
La fanciulla, oggetto di desideri e di concupiscenza da parte dei giovani del luogo, intravede nell’ospite straordinario l’apparizione dell’amore sublimato, smaterializzato e vi si dona, cosciente che al di là di questa trasfigurazione non può penetrare.
Il protagonista si muove nella scia che più gli compete per la sua provenienza dal mondo della moda: quella di essere contemplato più che dividersi in poliedrici atteggiamenti. Il che non significa essere stato monocorde, ma aver assimilato la figura psicologica del profeta. In questa attenta autodisciplina, dividendo rigorosamente sguardi e silenzi, Degan si veste a poco a poco della seducente e misteriosa figura di un essere al di sopra, che si ribella alla fatuità del sapere, materializzato nei codici antichi e moderni, per trovare nella solitudine e nel rapporto con gli animi semplici la delicatezza dell’affetto e la profondità dell’amore.

Disorienta alquanto questa acrimonia verso le religioni ufficiali; questo perseverante e accentuato litigio con i ministri che non hanno saputo presentarci la figura di Gesù, spoglia di orpelli, di retorica, di sontuosità. E’ vero: ”c’è più amore nel bere un caffè assieme che nelle valanghe di pagine e pagine scritte…”, ma c’è pure il mistero del male e del dolore e delle sciagure umane che non può essere semplificato, come fa il pur geniale Olmi, nella frase scioccante dell’ultimo colloquio con il dotto sacerdote: ”Dio dovrà rendere conto, nel giudizio finale, del male che ha fatto”.
Dio contrapposto alla figura mite di Gesù? Gesù spoglio della divinità?
Ci sembra una lettura troppo parziale, pur appassionante del Vangelo.
Ritornando al lavoro di Olmi, doveroso è l’accenno alle sequenze che esaltano, al limite dell’olografico, le bellezze naturali del fiume Po: notturni stimolanti l’arcano e il fermento segreto della natura, il dilagare della luce nella pienezza del giorno su erbe ed acque nel loro miracoloso variegare.

Centochiodi
Titolo originale: Centochiodi
Nazione: Italia
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 90’
Regia: Ermanno Olmi
Sito ufficiale:
Cast: Raz Degan, Luna Bendandi
Produzione: Cinema11undici, Rai Cinema
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: 30 Marzo 2007