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“CHITARRA, ARMONICA,LIBRO E CAFFE” di ELLIOTT MURPHY

Presentazione del libro "Note al caffé", Mel Bookstore, Roma - 16 Novembre 2004

Il caffè: oppio degli scrittori, antidepressivo di tutti. E’ inevitabile soffermarsi su questa affermazione saggiamente ironica nell’introduzione del nuovo libro di Elliott Murphy, alla seconda prova come scrittore dopo l’esordio di Cold and Electric.

Proprio attorno al caffè, e ai caffè, ruotano le tredici storie di cui si compone l’opera: storie in cui s’ intrecciano vite, memorie, sogni e disavventure, con la sicurezza che alla fine c’è sempre una buona tazza di espresso con cui ristorare lo spirito.
Murphy, cantante e autore americano, collaboratore di molti grandi come Bruce Springsteen, si presenta con una camicia ricca di fantasie psichedeliche rosse, baschetto alla francese e un paio di occhiali che smorzano un pò l’eccentricità dell’abbigliamento.
Davanti a una trentina di persone, si offre sereno alle domande più o meno curiose dei suoi interlocutori, rispondendo sorridente e con grande calma. E’ ovvio che l’attenzione si sposti rapidamente dalla letteratura alla musica: a tal proposito ci tiene a sottolineare che la musica americana gode di maggior rispetto in Europa che non negli Stati Uniti. Lui, che vive a Parigi da quindici anni, ha suonato con Albert King davanti a cinquemila persone nel Vecchio Continente, mentre per lo stesso concerto a New York i paganti erano duecento. ‘Una volta ho detto a un giornalista giapponese’, spiega Murphy, ‘che è come se si trattasse di un faro: illumina benissimo in lontananza, ma non riesce a far luce sulle proprie mura’. Un ragazzo seduto tra gli scaffali gli chiede a chi affiderebbe la colonna sonora se da un suo libro venisse tratto un film. ‘Keith Richards’, risponde senza esitazione, ‘e Bob Dylan e Miles Davis e Mozart mi sembra che basti?.
Giunge il momento di suonare qualcosa, allora Murphy prende la sua chitarra acustica, si sistema l’armonica a bocca e si avvicina al microfono sussurrando:
“E’ molto più divertente che rispondere alle domande. Suona con naturalezza, come se fosse tra amici (è l’impressione è proprio quella), chiedendo ai presenti se hanno preferenze. Introduce ogni pezzo, spiegando dove e perché li ha scritti, a volte fa scivolare le dita sulla tastiera cercando la tonalità, a volte si scusa perché dovrebbe esserci una parte cantata in francese che di solito è il suo chitarrista a eseguire. Le note scorrono veloci: If Poet Were Kings, Sicily, Ground Zero, composta dopo l’undici settembre, Diamonds By The Yard, scritta nel 1976, pensando ai gioielli di Tiffany che non si sarebbe mai potuto permettere. A conclusione dell’incontro Enrico Di Troia, doppiatore, legge ‘Caffè Russo’, secondo racconto del libro. Murphy lo ascolta interessato, arpeggiando sullachitarra per creare un pò di sottofondo. Già si pregusta l’aroma del caffè, magari da sorseggiare in pieno relax a un tavolino di un locale nei dintorni.

Elliott Murphy, “Note al caffè” fbe edizioni, pp.136, euro 12