“CONCERTO DI MICHAEL BOLTON A MILANO”

L’AFFASCINANTE VOCE DI BOLTON SEDUCE MILANO

Non c’è da stupirsi se il pubblico che gremisce il teatro Smeraldo di Milano in occasione della seconda data del tour italiano di Michael Bolton è in gran parte formato da donne. Bolton per molta parte del pubblico incarna il prototipo del novello principe azzurro: occhi chiari, figura atletica, voce suadente, e soprattutto canta l’amore. E i vari mariti e fidanzati, che accompagnano loro malgrado le loro compagne, devono rassegnarsi a vedere materializzato sotto il loro sguardo quello che per molte donne è praticamente l’uomo perfetto: attraente e dolce quanto basta, e anche un po’ ruffiano. E Bolton non delude.

Michael Bolton appare in piena forma sia fisica che vocale e da subito sfodera una grinta che coinvolge la platea milanese. Parte con le canzoni tratte da “Vintage”, il suo ultimo lavoro, un album formato da cover, da cui estrae, tra le altre, un’intensa “Summertime”, “All the way” e “The very thought of you”. A Bolton piace chiacchierare con il pubblico, spiega volentieri le motivazioni che stanno dietro le canzoni che esegue, ma dalle reazioni della gente presente in sala si capisce che pochi comprendono l’inglese e di conseguenza quello che dice. Più il concerto entra nel vivo, più la musica torna al passato. Vengono proposti infatti molti vecchi successi, come “How am I supposed to live without you”, “In the arms of love” e “Time, love and tenderness” .
La band che accompagna il cantante americano sembra divertirsi molto, e il tappeto sonoro che i musicisti riescono a creare dà risalto alla sua voce ammaliante e potente, anche se il pubblico sembra prestare più attenzione ai cambi d’abito di Bolton (ben tre in poco più di un’ora e mezza di spettacolo) che alla parte musicale costruita con tanta cura dai pur bravi musicisti. In ogni caso lo spettacolo sembra altalenante tra la sensibilità di Bolton legata alle canzoni e a particolari momenti della sua vita che emerge anche dalle sue parole tra un brano e l’altro, e quello che il pubblico vuole ascoltare e vedere. Si ha così, purtroppo, la sensazione di un artista che ha molte potenzialità, come dimostra dai suoi album, ma che si sente vincolato ed etichettato proprio dal pubblico che non vuole deludere. E una incerta rivisitazione dell’aria “Nessun dorma” risulta essere solo un flebile tentativo di dimostrare di poter cimentarsi anche con un altro tipo di musica. Il suo pubblico sembra non essere sensibile a questo, ma solo a una “When a man loves a woman” cantata dal centro della platea, e a un’esibizione grintosa di “The voice of my heart” con un Bolton scatenato alla chitarra elettrica.
Alla fine del concerto rimane la sensazione di avere ascoltato un grande interprete che però forse è più intento a cercare di piacere al pubblico femminile che a cercare di maturare come artista, e a crearsi un percorso, e che le molte donne presenti, ma non tutte per fortuna, abbiano perso un’occasione per approfondire la musica e le emozioni cantate da Bolton limitandosi ad apprezzare, a volte anche troppo esplicitamente, solo l’aspetto fisico del cantante.

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