CONFERENZA STAMPA “INLAND EMPIRE” di David Lynch

Leone d'oro alla carriera

Il nuovo capolavoro di David Lynch, “INLAND EMPIRE”, il primo lungometraggio girato in digitale dal regista di «The Elephant Man», «Velluto Blu», «Twin Peaks», «Strade perdute», viene presentato fuori concorso a Venezia 63 in occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera.

Il fatto che David Lynch dipinga ancora potrebbe risultare poco interessante e ininfluente. In realtà, costituisce una notizia. “Ho cominciato a fare film attraverso la mia attività da pittore. Con il passare del tempo ho capito questo. Di certo un film non mi salva la vita ma rappresenta un modo gradevole per scoprirla”.
Riguardo all’importante riconoscimento che Venezia gli riserva dice: “Festival come questo celebrano il cinema – spiega – se poi pensiamo a quante personalità hanno ricevuto nel passato il premio, ho tutte le ragioni per sentirmi soddisfatto. Pieno di energia. Sembrava ieri che avevo 19 anni e oggi ricevo il Premio alla carriera”.

Durante la conferenza stampa, molti sono i giornalisti che tentano timidamente di sciogliere alcune delle infinite trappole narrative escogitate dal regista. In modo rilassato ma nello stesso tempo distaccato, risponde più o meno nello stesso modo: “Non lo so. Vorrei poterlo spiegare ma il film parla da sé. Da solo rischia di essere la spiegazione”. Rimane uno di quei registi a cui non piace dare tutte le risposte. “Questa è un’opera astratta – racconta – che vuole parlare all’intuito dello spettatore: qualcosa che non è solo razionale né solo emotivo, ma in cui intelletto ed emozioni si integrano reciprocamente. Del resto, noi tutti abbiamo una strada superficiale, ma anche dei percorsi interiori diversi: ebbene, il film parla dei percorsi interiori di una donna che ha dei motivi per essere preoccupata”.

Lynch si presenta alla stampa accompagnato da Laura Dern, protagonista indiscussa della pellicola, e da Justin Theroux il cui ruolo nel film è piccolo ma fondamentale. Laura Dern, volto classico del cinema di Lynch (“per me è l’interprete più brava del mondo”, dice lui) confessa in modo candido le continue soprese sul set: “Non so neanche ora chi ho interpretato. Non sapevo mai cosa avrei fatto il giorno successivo. In compenso con David parlavamo molto”. Lynch dice di lei: “Fa qualcosa che non ho mai visto fino ad ora. Ci sono tanti cambiamenti in lei. Riuscire a fissare momenti incredibili in un solo film non è cosa da poco”.

Il titolo? Nuovamente è legato alla Los Angeles dalle atmosfere sgranate e noir in cui è ambientata la vicenda. “Inland Empire è un posto della città. Ma si riferisce anche al fatto che ciascuno di noi ha un ricco mondo interiore: qualcosa che è simile a un impero”. Seguono parole d’amore per la città in cui vive da anni: “Venni a Los Angeles da Filadelfia, che è oscura anche d’estate – ricorda – arrivai alle undici di sera, e fui colpito dalla brillantezza, della nitidezza della sua luce. Perfino a tarda sera”.

Nonostante il caos immaginifico delle sue opere, Lynch dimostra di possedere un’estrema chiarezza a livelli di idee: “Credo che il cinema sia un linguaggio a sé – spiega – certo, la realtà è molto interessante, specie ai giorni nostri: e infatti guardate il successo dei documentari. Ma io preferisco l’astrazione. Per fortuna, c’è spazio per tutti…”.

Le foto della passerella pre la consegna del Leone d’Oro alla carriera>>>