lunedì, Maggio 18, 2026
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CONFITEOR DI TESTORI AL TEATRO DELLE MOLINE

La bestemmia che si fa preghiera

Il Confiteor è la preghiera penitenziale che viene recitata nel rito romano della Chiesa Cattolica. In Giovanni Testori, ultimo grande autore cattolico del teatro contemporaneo, viene usata come rimando culturale per un testo che ha come soggetto una grave colpa che il protagonista deve espiare.

Rino e la madre: due soggetti seduti nella stessa stanza, ma tra loro incredibilmente lontani. Il figlio vuole raccontare, perché si sappia quello che ha fatto tanto tempo indietro e per questo si rivolge direttamente al pubblico. Lo spettatore viene così tirato in causa, scosso e insultato fino a diventare parte attiva di un testo che porta alla luce temi che a trenta e più anni di distanza riescono ancora a sconvolgere. Il passato non è immediatamente portato alla luce dalle parole dei protagonisti, ma viene via via evocato, lo si legge tra le righe nelle parole del figlio, nei silenzi della madre e negli sguardi tra i due. Si parla infatti di un fratello disabile che in un passato indefinito era seduto dove ora si trova uno spettatore, ma che ora non c’è (o meglio, non è) più, vittima di un gesto violento compiuto dal figlio maggiore e di una colpa che sembra dover ricadere anche sulla madre e su quel “di lei conchiavante” che Rino proprio non riesce a chiamare padre.

L’intervento del regista è volutamente limitato, ad eccezione degli importanti tagli che Alfredo Traversa ha deciso di operare sull’originale: “Una violenza che mi sono potuto permettere dopo tanti anni di amore e corteggiamento verso quest’opera”, come ha dichiarato lui stesso. La scenografia è limitata esclusivamente a due sedie su un palco nudo e ai particolari giochi di luce ai quali è demandato il compito di rinforzare quell’atmosfera cromatica che le parole testoriane sono in grado di creare. Anche in questo testo, infatti, il drammaturgo prosegue nel suo lavoro linguistico che punta ad esaltare una trama fonica in grado di essere un valore aggiunto nella trasmissione del messaggio poetico.

Guardando le spettacolo, tuttavia, si ha la sensazione di assistere a qualcosa di anacronistico, ma non si può dare la colpa alle scelte registiche di Alfredo Traversa, né agli attori, entrambi bravi nel difficile compito di dar vita ai due non-personaggi in scena. Probabilmente è proprio la scrittura di Testori, non a caso uno degli scrittori italiani meno rappresentati, ad aver risentito più di quella di tanti altri del passare del tempo. I (pochi) decenni che ci separano dagli anni Settanta hanno segnato tappe talmente importanti nel linguaggio teatrale che ogni tentativo di far rivivere in scena le opere testoriane, ancora oggi meravigliose da leggere, risulta vano perché le priva di quella carica innovativa che rappresentava l’anarchia linguistica propria di questo artista.

È tuttavia fondamentale ricordare questo controverso autore perché, con la sua scomparsa, la cultura teatrale italiana ha perso un importante protagonista: il mondo cattolico. I rapporti tra la Chiesa e il mondo delle scene sono sempre stati notoriamente complicati, ma la totale scomparsa di almeno un referente importante della cultura cristiana, come lo è stato Giovanni Testori, ha indiscutibilmente impoverito la possibilità di un confronto all’interno del dibattito artistico. Se l’area laica della società teatrale ha saltuariamente provato in qualche modo a confrontarsi con i temi della trascendenza (e l’ultimo spettacolo di Castellucci, ingiustamente accusato di blasfemia, ne è un esempio lampante), colpisce negativamente l’assenza di produzioni importanti ad opera dell’area religiosa, ritornata timidamente nel mondo delle piccole produzioni “da oratorio”. La speranza è che, partendo da esperienze come la ripresa del Confiteor ad opera di Traversa e l’iniziativa “Teatri del Sacro”, si possa ricucire un filo che nel passato più recente si è spezzato.

CONFITEOR di Giovanni Testori
regia Alfredo Traversa
con Valerio Tambone, Antonella Fanigliulo
Durata: 90 minuti
www.arenadelsole.it