CONVERSAZIONI CON ALESSANDRO BERGONZONI

Il funambolo illuminato

Giunto in quel di Mestre per il suo spettacolo “Urge” (Teatro Toniolo), lo scrittore, attore ed autore teatrale Alessandro Bergonzoni si è concesso per un incontro con il popolo universitario, presso l’Auditorium Santa Margherita a Venezia.

“Qual è il mio rapporto con linguaggio? Bisognerebbe chiederlo al linguaggio”- così ha esordito in seguito alla prima sollecitazione della moderatrice.
Secondo Bergonzoni il pensiero nasce da una trascendenza che si lega ad un’animalità, ad un flusso incontrollabile, con modalità non lontane dalle possessioni sciamaniche. Non è lui a stabilire il tema che vuole esporre, tutto avviene nella “danza del mentre” e le parole non sono che “la punta dell’iceberg” di questo processo irrazionale.
“Fermarsi alle mie parole sarebbe come fissare i mattoni esterni della casa. L’autore lavora sull’invisibile, sull’incorporeo, e cerca sempre di varcare il confine della sua piccolezza.”- ha proseguito Bergonzoni.

“Ri-bellarsi” come “ritorno al bello” è la parola chiave dell’attore bolognese.
Per lui bisogna infrangere i limiti imposti, auto superarsi, e non si sta parlando di record sportivi che sono traguardi umani, ma bensì di mete sovrumane, perché “tutti siamo stati dèi ed un giorno vorremmo ritornare ad esserlo”.
“L’artista è in una condizione violenta, ma una violenza bella, buona, positiva. E’ un qualcosa di natura interiore e privata. Urge una metamorfosi! Se ascolti De Andrè, se leggi Dante, non può non succedere nulla dentro di te. Devi diventare De André, devi diventare Dante e dunque mutare tu stesso attraverso l’immedesimazione.”- ha affermato Bergonzoni.

Alle domande inerenti l’educazione e l’istruzione, l’autore ha risposto con delle iperboli, che nella loro paradossalità stimolano non poche riflessioni sul tema: “Bisogna dire ai giovani che non esiste un solo pensiero, una sola religione, una sola sessualità. Cominciamo a dirglielo quando sono alle scuole superiori?
Troppo tardi. Alle elementari? Troppo tardi. All’asilo? Forse. La cosa più auspicabile sarebbe d’intercettarli prima della nascita, durante il rapporto sessuale tra i genitori.”

Bergonzoni ha poi parlato dei diversi gradi di lettura della realtà, invitando a non fermarsi ai fattori di superficie. “Una persona che scioglie nell’acido un bambino non è un tema meramente giuridico e sociale come vorrebbe Saviano, ma è soprattutto una questione spirituale. Bisogna chiedersi perché un altro essere a noi simile è spinto da impulsi di questo genere?”- ha concluso l’autore.
Perciò, se non andiamo in profondità c’è il rischio della “cultura colluttoria” – così come l’ha battezzata lui – ovvero, un qualcosa con cui ci si “risciacqua” e poi si “sputa” al termine dell’utilizzo.

Quel che più intriga del personaggio Bergonzoni è la sua inclassificabilità, perché dietro alla patina satirica cova una ricerca intorno alle “richieste di un Altro che vuol essere Uno con la Soggettività”. Molto più che un comico dunque: siamo dalle parti della filosofia più nobile.