“CRY” di ROBERT GLIGOROV

Alla Galleria Michela Rizzo personale dell'artista macedone

La personale CRY alla Galleria Michela Rizzo vuole rappresentare la proposta indecente dell’arte a un dialogo concettuale che rifugge la seduzione, l’omologato e l’accattivante.

Nello spazio della galleria l’installazione APPLE-NET è un cubo aperto in cui rigore e forma sono rappresentati da un insieme di frecce e mele che si moltiplicano in un reticolo costituito da un continuo raddoppio di cubi poggiante su una superficie specchiante. La sensazione è di straniamento e perdita della realtà.
Il significato va dalla struttura della composizione molecolare all’unione tra biologico e tecnologico. La mela è amore, peccato, atomo o vitamina. La freccia legame tra i simboli, l’unione e la distanza dei rapporti che si allacciano e si allontanano, continuamente. Lo specchio alla base rimando alla storia dell’arte e un modo per confondere reale e virtuale.
Sulla vetrina un tergicristallo deterge dell’acqua che scorre come sul parabrezza di un’auto. Scendono le lacrime del mondo ma il meccanismo tecnologico, costituito dalle spatole, ci spinge ad andare avanti. Acqua, che a Venezia è elemento primario, amico e nemico.

Tutta la mostra verte tra rigore tecnologico e sentimento e ben si allaccia ai lavori presentati nello spazio adiacente la galleria e prodotti dalla Galleria Pack di Milano. Qui una serie di fotografie compongono un’esposizione di forte impatto emotivo.
BOOM, legato all’esplosione di Chernobyl. Abbiamo probabilmente mangiato vegetali contaminati per vent’anni: da lontano la foto appare un fungo atomico ma avvicinandosi ci si rende conto che si tratta della scultura iperrealista di un cavolo.
MAN, il cui titolo gioca tra il soggetto e il celebre quadro di Edouard Manet, che Gligorov riprende rigorosamente. Il soldato sdraiato si trova nella stessa posizione del torero agonizzante dipinto dal pittore francese. Nella fotografia una croce è conficcata crudelmente nella bocca dell’uomo. Si muore per i simboli, per gli integralismi, mentre l’anima (con un rimando a Platone che richiama le mele d’APPLE-NET) è prigioniera, tumulata nel corpo.
ZIPPO, un accendino turistico decorato con le Twin Towers, aperto e con il fuoco che divampa spezzando l’immagine. Apparenza di un facile gioco per un lavoro estetizzante ma dal forte impatto emotivo.
EURABIA,PLACE DE L’ETOILE, una riproduzione della più abusata immagine turistica della piazza parigina dell’Etoile ripresa dall’alto, con tanto di scritta ‘Paris’, in cui però Gligorov ha collocato, al posto dell’Arco di Trionfo, la Mecca. Spiazzamento, destabilizzazione, provocazione.
BLOOD RAIN, che in qualche modo riprende l’installazione sulla vetrina della galleria. Sul parabrezza della foto però il tergicristallo dell’auto, mezzo civile e non militare, deterge sangue.
Echi di guerra, di terrorismo, di scottante attualità.

Continui rimandi alla storia dell’arte, rimbalzi tra tecnologia e sentimento, crudeltà, forza e conflitti, per un’esposizione di assoluta contemporaneità artistica e sociale.

Robert Gligorov nasce nel 1960,a Kriva Palanca, in Macedonia. Vive e lavora a Milano.
Nel suo lavoro le immagini più conturbanti si ammantano di una radicalità estrema nel felice tentativo di attirare l’attenzione mediante il superamento dei confini del visibile e del tollerabile.
L’esigenza dell’artista è, infatti, quella di sottolineare per spingere a pensare, porre i problemi attraverso un lavoro di facile impatto visivo, senza censure, sintetizzando l’oggetto, spingendosi con coraggio nei fatti più duri e crudeli del mondo.

“CRY” di ROBERT GLIGOROV – dall’8 settembre al 25 ottobre 2005 – GALLERIA MICHELA RIZZO, Orario galleria: da martedì a sabato 16.30-19.30, martedì:10.00-12.30 e su appuntamento;
Calle degli Albanesi 4254,30122 Venezia – A cura di Martina Cavallarin, in collaborazione con Galleria Pack, Milano – Inaugurazione giovedì 8 settembre 2005 – ore 18.30 – Ore 20-30 – Tel/fax +39 041 5223186;Cell.+39 335 5443326;
Info@galleriamichelarizzo.net