CYCLING, CUBO-FUTURISM AND THE FOURTH DIMENSION

In mostra alla Fondazione Guggenheim a Venezia

Anno 1912 a Parigi, velodromo affollato di tifosi entusiasti: sta per concludersi allo sprint una delle corse più mitizzate delle due ruote, quella Parigi-Roubaix capace di inserire fra i grandi che riesce a scrivere il proprio nome sul libro dei vincitori.

Ed ecco che dalla curva all’ingresso del velodromo irrompe un gruppetto di corridori, sudati, sporchi di fango, bagnati, curvi sul manubrio lo sguardo fisso sulla linea magica dell’arrivo, i muscoli tesi. Scatta lo sprint vincente e d’un soffio la ruota anteriore supera la linea del traguardo. Scattano i lampi al magnesio per cogliere l’attimo decisivo ma non sarà quel flash a rendere memorabile quella impresa. A renderla immortale sarà un pennello capace di trasferire sulla tela quel guizzo vibrante restituendone tutta la forza e il dinamismo. Jean Metzinger non se lo lascia sfuggire creando ad un tempo l’opera futurista perfetta, traduzione emblematica e archetipa per chi voglia dare all’irrapresentabilità del movimento, della velocità, dello sforzo in scioltezza, una visibilità rappresentativa.

Cycling,cubo-futurism and the fourth dimension, la mostra in corso alla Fondazione Guggenheim di Venezia (sino all’autunno inoltrato) si sviluppa attorno all’opera di Iean Metzinger At the cycle Race Track au Velodrome 1912 quadro in dotazione permanente nella collezione in mostra nelle sale del Palazzo di Cà Venier dei Leoni, fra i più ammirati dai visitatori.
La mostra è costituita oltre che da questa, da altri disegni dello stesso autore sullo stesso tema, da Il dinamismo di un ciclista di Boccioni e dipinti e disegni di Sironi, Picasso Severini, provenienti da collezioni pubbliche e private. Non mancano fotografie del Velodromo e anche biciclette storiche trofei feticcio ora divenute quasi, opere d’arte.

Spicca il quadro di De Pero Il ciclista attraverso la città del 1945. Con questa opera il roveretano ritorna sia sul tema che nello stile delle sue tipiche immagini futuriste di motoclicisti degli anni venti. Il ciclista è moltiplicato tre volte in momenti successivi per suggerire l’alta velocità della corsa. E’ la simbologia di un ciclista militare simile a una irresistibile macchina da guerra. Gli stilizzati edifici sullo sfondo sembrano esplodere. Il passato è abbandonato e lascia spazio a un mondo nuovo e moderno di avanzamento tecnologico.
At the cycle race di Menzinger, un olio e collage su tela, coglie lo sprint finale di questa classica del ciclismo famosa per il suo famigerato pavè inesorabile tagliatore di gomme, per lo più sommerso da rigagnoli d’acqua e fango lungo un percorso accidentato e durissimo più adatto ad una mountain bike che alle normali bici da corsa. Il vento spazza questo inferno del nord come la Parigi-Roubaix viene da tempo definita, con un misto di orgoglio e di rispetto. Metzinger vede nella rappresentazione dinamica dello sprint, il concentrato ideale della sua poetica estetica. Velocipide e ciclista visti come fusi in un tutt’uno in cui uomo e macchina non siano distinguibili, nel pieno rispetto del canone futurista, forme cubiste che ben si prestano a rendere quella quarta dimensione inseguita dalle nuove avanguardie novecentesca, ottima resa della velocità della forza, del movimento.
Dopo di lui molti altri da Severini a Boccioni a Sironi e a Picasso si cimentano sullo stesso tema con cui Metzinger aveva trionfato al Salon des Indipendents assieme all’amico Delaunay e a Léger

Tre sale sono riservate a Charles Seliger che celebrano il vincolo intimo con il mondo naturale. Ci si immerge nella contemplazione della pura gestualità pittorica dell’arte americana e sui ritmi della natura lungo un processo del divenire.
Il curatore della mostra Erasmus Weddingen ritiene di aver individuato nel ciclista Charles Crupeland il personaggio trasferito sulla tela che lo ha reso immortale.