“Canova e l’ideale classico fra pittura e scultura”
“L’arte è la virtù visiva dell’anima”. E’ lo stesso Canova a dare la chiave interpretativa delle sue sublimi creazioni che hanno diffuso in tutta Europa la bellezza apollinea della Grecia di Pericle. Esaltato ed osannato in vita, da critici, letterati (Goethe nel trovarsi di fronte ad alcune sue statue esclama: ”Né l’occhio, né la mente bastano ad abbracciarle per intero… la forma plastica non rappresenta la natura, la sublima…”), poi nei decenni successivi alla sua morte Canova è stato vittima di polemiche e pregiudizi che ne svalutavano l’opera negandone l’originalità e riconducendo le sue creazioni a riproposizioni di modelli greci.
Fino a pochi decenni fa, si consideravano accettabili solo i suoi bozzetti, negando con ottusa cecità la grandezza delle sue opere maggiori. Benvenuta quindi la grande rassegna forlivese intitolata “Canova e l’ideale classico fra pittura e scultura” visitabile fino al 22 giugno nel Museo di San Domenico, che completa e integra la famosa mostra veneziana tenuta al Museo Correr nel1992 con cui si è avviata l’opera di totale rivalutazione dell’artista di Possagno , opera proseguita in seguito da numerose altre rassegne minori.
La mostra forlivese si presenta sontuosamente ricca e documentata attraverso 160 opere tra marmi, bozzetti, dipinti disegni, gessi frutto di prestiti internazionali eccezionali. Se anche manca il gruppo in marmo di Amore e Psiche, conservato al Louvre, la versione in gesso della bella favola narrata da Apuleio nell’Asino d’oro, restituisce tutta la magia della rappresentazione. Ispirato da un dipinto di Ercolano e da alcune rappresentazioni del Tiepolo, il gruppo, inseribile nella tematica mitologico-religiosa dell’Ade, esalta l’allegoria amorosa , novello Cantico dei Cantici espresso nella musicalità del marmo.
La città romagnola ha vari titoli per ospitare l’artista veneto: tre sculture sono state create a Forlì, una versione dell’Ebe realizzata per la contessa Guarini, una stele funeraria e per il conte Domenico Manzoni la Danzatrice, andata in seguito perduta. E’ poi forlivese l’abate Melchiorre Missirini, suo segretario e biografo , cultore delle sue memorie e della sua fama dopo che l’artista era morto, lettore di classici mentre Canova dipingeva e scolpiva.
Figlio dell’illuminismo, ispirato anche da pagine evangeliche, Canova sintetizza nelle sue opere il sublime teorizzato da Kant nella Critica del Giudizio. Rigoroso e intransigente verso se stesso, accompagnava le sue creazioni anche dopo che erano state trasferite presso l’acquirente, continuando a limarle, correggerle, fino a quando esse corrispondevano al suo ideale iconografico in cui il marmo si piegava alla sua volontà sublimandosi in creazioni di pura luce ed armonia.
La mostra forlivese procede per nuclei tematici, contrapponendo le singole sculture a dipinti dell’artista e di suoi contemporanei da Hayez a Gaspare Landi al faentino Tommaso Minardi presente, fra l’altro con un dipinto rappresentante Pio VII attorniato dai suoi dignitari pontifici.
“Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura”
Forlì, Musei San Domenico
25 gennaio – 21 giugno 2009Orario di visita: Da martedì a venerdì: 9,30 – 19,00, Sabato, domenica, giorni festivi, 13 aprile, 1 giugno: 9,30 – 20,00
La biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì chiuso
Biglietti: Intero € 9, Ridotto € 6, Speciale € 4 per scolaresche (scuole primarie e secondarie).
Catalogo: SILVANA EDITORIALE
PER INFORMAZIONI: tel. 199 199 111
www.mostracanova.eu
Ufficio Stampa:
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net