Cecilia Bartoli in Mission(e) barocca

Pubblico tedesco in delirio per la mezzosoprano romana

Osannata all’estero, fischiata in patria (al suo rientro alla Scala in dicembre), la fama di Cecilia Bartoli non conosce ormai confini nel mondo della musica e ogni sua nuova tournée fa registrare il tutto esaurito, in Germania come in Giappone. Fra milioni di album venduti e ripetute vittorie ai Grammy Awards, la mezzosoprano romana vanta una notorietà pari a certe popstar e rappresenta uno dei migliori prodotti d’esportazione nel mercato discografico, pur non essendo molto apprezzata in Italia. Senza dubbio, alla Bartoli va riconosciuto di essere in assoluto una delle migliori interpreti mondiali del repertorio barocco, specie del XVIII secolo. Il motivo va ricercato nella straordinaria tecnica vocale che ha saputo sviluppare e grazie alla quale può affrontare le difficilissime agilità tipiche della scrittura settecentesca con una precisione paragonabile ad uno strumento musicale moderno. Un grande merito della cantante romana, inoltre, é quello di non essersi limitata all’esecuzione di brani celebri, bensì di aver prestato negli ultimi anni il suo talento a riscoprire autori dimenticati o repertori inusitati. Ne é un esempio magistrale “Sacrificium”, la recente riproposizione di brani per castrati della tradizione settecentesca napoletana.

L’uscita della sua ultima fatica discografica segna anche l’avvio di un omonimo tour mondiale: “Mission” racchiude una selezione di arie tratte interamente dalle opere di un autore barocco poco rappresentato, ma assai influente a suo tempo in Germania. Si tratta di Agostino Steffani (1654-1728), compositore italiano e alto prelato cattolico che trascorse gran parte della sua vita fra diversi principati tedeschi, talvolta come maestro di corte, altre come funzionario politico o ecclesiastico. Originario di Castelfranco Veneto, in giovane età fu notato nel coro di voci bianche della Basilica del Santo a Padova al passaggio del Conte Ferdinando Maria di Baviera, il quale lo portò a Monaco per elargirgli una più completa formazione musicale. Iniziò così una vita movimentata che lo vide ripetutamente nei territori protestanti (Hannover, Bamberg, Düsseldorf) in missione per il Vaticano, pur continuando sempre a comporre. Il suo stile musicale si colloca pienamente nella tradizione del tardo Seicento, dunque pre-Hydeniana, mentre i soggetti dei libretti che musicò spaziano come da tradizione dalle vicende mitologiche ai poemi cavallereschi.

La bravura di Cecilia Bartoli fa rinascere le arie di Steffani, molte delle quali prese a sé non sarebbero capaci di brillare di luce propria. Lo stile dei brani, infatti, é assai uniforme e il modello prevalente é strofico oppure con ripetizione di moduli. Con la massima naturalezza, la mezzosoprano romana interpreta parti maschili e femminili, stupendo per la sua bravura nelle numerose agilità. Accompagnata da una buona formazione cameristica svizzera, il kammrorchesterbasel di cui si evidenziano gli archi, la voce sottile della Bartoli necessita che l’orecchio dell’ascoltatore si abitui a un volume assai più basso rispetto a quanto si è soliti sentire nei teatri lirici. La cantante romana invita così ad apprezzare suoni puri e silenzi, anziché urla sforzate e orchestre fragorose. Impressionante é il controllo della Bartoli sull’emissione del suono attraverso una sorta di strozzatura della gola, tipica dei contraltisti. Nonostante il repertorio di Steffani sia cosa da intenditori, spesso ripetitivo e a tratti perfino pedante, “Mission” rappresenta una buona occasione per apprezzare la bravura e profondità di Cecilia Bartoli.

Musiche di Agostino Steffani – Kölner Philharmonie (Colonia) – 22/11/2012

Cast & Ctredits
_ Cecilia Bartoli (mezzosoprano)
_ Julia Schröder (primo violino e direzione)
_ kammerorchesterbasel (orchestra da camera)

Prossime date
_ 2/3/13 Gstaad, 6/3/13 Monte Carlo, 14/4/13 Monaco, 29/5/13 Francoforte, 31/5/13 Essen, 2/6/13 Amburgo, 8/6/13 Ludwigsburg, 11/6/13 Bad Kissingen