“Che – Guerriglia” di Steven Soderbergh

La vita di Ernesto Guevara

Non sarà di certo un caso se l’opera magna di Steven Soderbergh sulla vita del “Che” esca proprio mentre nell’isola caraibica si festeggia l’anniversario per i 50 anni dalla rivoluzione che ha visto salire Fidel Castro al potere.

Le restanti due ore e 12 minuti che danno vita al secondo episodio (il titolo originale è semplicemente Part Two) sulle gesta di Ernesto Guevara de La Serna si sviluppano con un ritmo differente rispetto al primo capitolo (Part One, in Italia uscito come Che – L’Argentino) più incentrato sul racconto e sull’azione ed ora si respira quasi l’aria del thriller.

Il Che ricompare in incognito in Bolivia nel 1967, dove con l’ausilio del governo cubano organizza un manipolo di uomini per dare inizio alla rivoluzione latino-americana.

Di certo non saranno mancate le buone intenzioni al regista di Traffic, che ha dedicato più di sette anni di lavoro per la preparazione dell’opera, ma nel complesso la pellicola, che solo ad una lettura superficiale può sembrare super partes, ci mostra poco, se non nulla dei sentimenti radicali del personaggio, come invece si notava nel forse troppo fascinoso giovane Che interpretato nel 2004 da Gael Garcia Bernal ne I diari della motocicletta di Walter Salles.

Nonostante le intenzioni dei produttori Benicio Del Toro e Laura Bickford che ha confessato che “il Che incarna l’immagine della ribellione giovanile e dell’dealismo, due cose senza età”, il film sembra invece smorzare volontariamente la mitizzazione del personaggio, che viene mostrato nella sua umanità in poche scene, come quelle in cui cura i poveri contadini boliviani e rende così l’opera monca perché laddove si sarebbe potuta concentrare sugli ideali e la forza di volontà del guerrigliero argentino, mostra il suo fianco debole costringendo lo spettatore a seguire delle improbabili scene di guerriglia contadina.

Il diciottesimo film del regista di Ocean’s Thirteen cerca di spiegare cosa abbia spinto il Che ad affrontare la rivoluzione in Bolivia focalizzandosi sul successo a Cuba, senza il quale il tentativo di rivoluzione in Sud America non sarebbe stato possibile. La sceneggiatura, curata da Peter Buchman, che aveva già scritto Alexander, si sviluppa seguendo tre tracce narrative distinte che partono dalla rivoluzione cubana, passando attraverso il viaggio a New York con l’intervento alle Nazioni Unite e si concludono con la caduta e il fallimento della rivoluzione.

Degna d’interesse è l’interpretazione di Benicio Del Toro, Premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes 2008, la cui somiglianza fisica col personaggio è impressionante ed ha ammesso che “interpretare il Che è stata un’esperienza diversa da tutte le altre. Per interpretarlo ho cercato di basarmi soprattutto sulle cose scritte da lui”.

In definitiva il merito del film si può trovare nello sforzo del regista di aver cercato di riassumere la vita del Che in immagini per il grande schermo, ma come era già successo col precedente Solaris, remake della celeberrima pellicola di Andrei Tarkovsky, si ha ancora la sensazione che il regista americano soffra di un senso d’inferiorità verso il cinema del vecchio continente e ci si chiede se la sua aspirazione sia quella di girare un Ocean’s Fourteen, piuttosto che film pseudo-impegnati sullo schema in due capitoli à-la Eisenstein di Ivan il terribile.

Titolo originale: Guerrilla
Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Biografia
Durata: 132′
Regia: Steven Soderbergh
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Cast: Benicio Del Toro, Lou Diamond Phillips, Franka Potente, Benjamin Bratt, Julia Ormond, Catalina Sandino Moreno, Kahlil Mendez, Yul Vazquez, René Lavan, Edgar Ramirez, Jordi Mollà, Yul Vazquez, Carlos Bardem, Demián Bichir, Rodrigo Santoro
Produzione: Laura Bickford Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch
Distribuzione: BIM
Data di uscita: Cannes 2008
30 Aprile 2009 (cinema)