“Cinderella man – Una ragione per lottare” di Ron Howard

Il pugile che colpì al cuore la Grande Depressione

Fuori Concorso
James J. Braddock (Russel Crowe) fu un ottimo pugile nella seconda metà dei ruggenti anni venti in America. Una bella casa, una dolce famiglia che lo attendeva dopo gli incontri e nessuna sconfitta sul ring. Ma il crollo della borsa di New York era dietro l’angolo, e lasciò a terra anche lui. Braddock si ritrovò senza un soldo (aveva investito tutto in una società di taxi) e fu costretto a trasferirsi con la famiglia in un sottoscala. Come se non bastasse, si ruppe la mano destra e anche la sua carriera andò a rotoli. Tredici milioni di americani erano senza lavoro e lui era uno di quelli. Cercò lavoro come scaricatore al porto, ma il denaro non bastava. Si vide costretto a chiedere il sussidio di disoccupazione per non doversi separare dai figli. Ma nel ’34, il suo vecchio allenatore, Gould (Paul Giamatti), riuscì a procurargli un incontro. Vinse. Iniziò così l’irresistibile ascesa del pugile che ridiede speranza all’America e che riuscì a conquistare, dopo aver sofferto la fame e il freddo, il titolo mondiale dei pesi massimi contro Max Baer nel ‘35.

Una storia di dolore, sofferenza e rinascita; una storia vera, per giunta. Una di quelle leggende straordinarie, spesso dimenticate, che il cinema ha il merito di rispolverare e sulle quali Hollywood è ben felice di mettere le mani. Per trasformare in celluloide le gesta del pugile “cenerentola” che risollevò l’America dalla Grande Depressione, si è riunito un team studiato a puntino per mettere le mani su quante più statuette possibile alla prossima cerimonia degli Oscar. Vi partecipano infatti i già premiati con i riconoscimenti dell’Academy Crowe e Zellweger, il premio Oscar per la regia Ron Howard, per la sceneggiatura Akiva Goldsman e per miglior film Brian Grazer.

La vita di Braddock sembra provenire direttamente da un libro di favole, con tanto di lieto fine e morale della storia. Ed egli è l’incarnazione della capacità di sopportazione, dell’orgoglio e della fiducia propri dell’animo umano. Un’autentica storia americana insomma. Ma i meriti del pugile originario dell’Irlanda, il bulldog di Bergen, vanno ben oltre le semplici qualità personali o sportive. In un periodo in cui la nazione più ricca del mondo vedeva una grossa parte della sua cittadinanza ridotta sul lastrico, il pugile dalle orecchie a sventola e il fisico asciutto riuscì a riaccendere una speranza nella gente, a ricompattare una popolazione che mai era parsa così divisa e segnata dai contrasti sociali dagli anni della Guerra Civile.

Con un personaggio del genere, dal valore morale e sociale così universale, il rischio più grande di un film che ne voglia raccontare la storia era quello di scadere nell’agiografico. Ma la pellicola di Ron Howard riesce ad evitare quasi sempre questo pericolo attenendosi principalmente ai fatti, per quanto incredibili. L’amore per i figli e la moglie fu realmente il motore che spinse Braddock a rischiare la vita sul ring e ad infrangere ogni pronostico. Così, una vicenda umana tanto particolare quanto emblematica viene rivissuta in “Cinderella man” senza sprofondare in eccessivi sentimentalismi o in toni melodrammatici. Gli incontri, splendidamente ripresi, realistici ed avvincenti (Crowe era alle prese con pugili professionisti e sul quadrato più di qualche colpo è andato a segno veramente), scandiscono la caduta e la resurrezione di un eroe comune che ha fatto pensare agli americani: “Se torna a galla lui, perché noi no?”.

Titolo originale: Cinderella man
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 144′
Regia: Ron Howard
Sito ufficiale: www.cinderellamanmovie.com
Cast: Russell Crowe, Renée Zellweger, Connor Price
Produzione: Universal Pictures, Miramax Films, Imagine Entertainment, Parkway Productions
Distribuzione: Buena Vista
Data di uscita: Venezia 2005
09 Settembre 2005