“Clochard”: il nuovo disco di Stefano Bittelli

Tra blues, ballad e diverse collaborazioni importanti, il nuovo album dello "chansonnier" bolognese

Album da solista numero due e una vita passata tra palchi e studi di registrazione. Oltre vent’anni al fianco di Vasco Rossi, di cui ha cofirmato diversi successi, e della Steve Rogers Band.

Stefano Bittelli, classico “chansonnier” di una Bologna che ama definirsi da osteria, distanziandosi dall’accezione sguaiata del termine, ispirandosi piuttosto a tutta la filosofia che può esserci in un bicchiere di vino. Rosso, naturalmente. Sintesi tra le atmosfere alla Guccini, con cui condivide l’erre moscia, e l’ironia di Jannacci, omaggiato ben due volte nel nuovo album Clochard.

Il disco è bello e pulito e quando una cosa è così pura, non c’è molto altro da aggiungere, perché si rischierebbe di intaccarla.
Un quadro di quelle che sono le passioni di ognuno di noi, con la giusta contestualizzazione nel presente, e senza il tentativo di “dialogo sui massimi sistemi”, come spesso fanno molti musici con i risultati più scadenti.

Il tutto a partire dalla prima traccia, che dà il titolo all’album, Clochard. I senzatetto che sempre più spesso riempiono le nostre città. Quelli che fino a poco tempo fa erano i nostri vicini di casa, i nostri colleghi. Ora additati da una società che non si vuole mischiare con loro, temendo che quelle storie siano lo specchio del suo futuro. Brano da cantautore, impreziosito dal sax di Andrea Innesto, sassofonista di Vasco Rossi e coautore del pezzo.

La seconda traccia, Con Jannacci in sottofondo, è un evidente omaggio al geniale cantautore milanese, scomparso l’anno scorso. Appoggiandosi su un bell’intreccio di chitarra, che ripercorre l’interno brano, Bittelli dipinge la storia di un amore primaverile in cui il sole, timido, fa quasi venire voglia di tradire la propria donna. Ironicamente, con Jannacci in sottofondo. Ma nulla è più distante da questo pensiero perché «Io ti amo, non ci lasceremo mai».

L’altro omaggio a Jannacci si ritroverà poco dopo: Silvano, unica cover del disco. E altra collaborazione, anche in questo caso con un musicista di Vasco Rossi: Frank Nemola, qui al flicorno.
Riprendendo il filo dell’album, Bittelli si tuffa pienamente nella dimensione della canzone d’amore. Con Due civiltà, prima. Atmosfere latine, percussioni che si intrecciano e le due voci di Stefano Bittelli e Clara Moroni, vocalist di Vasco Rossi, per tratteggiare le due civiltà che sono uomo e donna. E con il classico bluesottone Sola con me, poi.
Sesta traccia dell’album è Paolino, storia di un barista tuttofare che si arrangia come può, ma autentico latin lover. E, sempre dall’organico di Vasco Rossi, ecco apparire la bella slide guitar di Maurizio Solieri.
Nuovo blues, ora con Dandy Bestia degli Skiantos, è Aquafan.
Blues all’Emiliana, invece, è l’ennesima dichiarazione d’amore. Ma questa volta le donne non c’entrano e il sentimento, se vogliamo, è ancora più intenso. Bittelli tratteggia con ironia le bellezze e le stranezze della sua terra. Ma sempre con un immenso e inesauribile affetto per i luoghi che hanno visto il suo primo «Ti amo» e che l’hanno accompagnato per tutta la vita.

L’album termina con la ballad Un appunto per me e con lo strumentale folk progressive East & West.

In musica i grossi discorsi non hanno senso: una cosa o arriva o non arriva. Questo disco arriva e io ve lo consiglio.

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Nata a Venezia. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, quarto anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base e Young.it. Giornalista pubblicista. Attualmente scrivo per Spettakolo.it.