“Colour me Free” di Joss Stone

Nuovi suoni e nuovi ritmi

Dalla prima volta che si è trovata davanti a un microfono, giornalisti e critici l’hanno ribattezzata la nuova regina del soul mondiale, affidandole l’incarico di portare “la musica dell’anima” nel nuovo millennio.

Una responsabilità calata sulle spalle di una bianca, biondina, neanche maggiorenne. Simile più a una qualunque Britney Spears che ad Aretha Franklin. Assieme a tutti i paragoni con quei mostri sacri, che si porta dietro dall’album d’esordio, The soul session, e che probabilmente l’accompagneranno per tutta la carriera.
Una carriera, quella di Joss Stone, che fino a questo momento l’ha portata a mettere in bacheca due Brit Awards e un Grammy, e a vendere dieci milioni di dischi in tutto il mondo. Quest’ultimo dato è destinato ad essere aggiornato a breve grazie al suo ultimo lavoro, Colour me free (Virgin). Un album uscito dopo un lungo tira e molla con la casa discografica, la Emi, che pare, leggendo le voci maligne su internet, non volesse rischiare la pubblicazione del disco.

Sembrerebbe che la bella Joss fosse arrivata al punto di ipotecare la sua casa a mo’ di garanzia di un eventuale fallimento, tanto era affezionata a questo disco, che per la prima volta ha seguito anche nella fase di produzione. Rischi che, dai primi dati che arrivano dalle classifiche internazionali, sembrano per il momento scongiurati. I fan saranno stati conquistati dalle dodici canzoni, che sono una sorta di viaggio nei generi della musica black americana. Dal gospel al blues, dal soul all’r&b, ogni sfumatura tonale, per rimanere in tema con il titolo, sembra essere provata o toccata dalla voce british della ventitreenne di Dover, verde città dell’Inghilterra dalle bianche scogliere, mica New Orleans.

Parte subito forte e aggressiva con il singolo Free me e continua per le prime canzoni con grande energia. Con il susseguirsi dei minuti la musica rallenta. E la Stone diventa “diva” da Las Vegas, nella sensuale 4 and 20, accompagnata da un piano leggermente accennato, violini sullo sfondo, batteria semplice e regolare. Una piacevole parentesi che sembra ispirata da quel disco di best of di Aretha Franklin portato da Babbo Natale alla piccola Joss all’età di dieci anni. Una lezione che è servita a qualcosa. Velocemente si ritorna in quota e si riacquistano i suoni da soul music con le successive canzoni, dove è degna di nota la cover di Ray Charles di I believe it to my soul. Non mancano i duetti, con il rapper Nas, con Jeff Beck, con Raphael Saadiq e la canzone più pop di tutte Stalemate, dove unisce (bene) la sua voce a Jamie Hartman. Un disco che sarà accompagnato da un tour che vedrà impegnata Joss Stone in una serie concerti nelle maggiori città europee nei primi mesi del prossimo anno. E che probabilmente la porterà anche nel nostro paese, per tre concerti a febbraio.

TRACKLIST:
1. Free Me
2. Could Have Been You
3. Parallel Lines (ft. Jeff Beck & Sheila E)
4. Lady
5. 4 And 20
6. Big Ole Game (ft. Raphael Saadiq)
7. Governmentalist (ft. Nas)
8. Incredible
9. You Got the Love
10. I Believe It to My Soul (ft. David Sanborn)
11. Stalemate (ft. Jamie Hartman)
12. Girlfriend On Demand