Come Notre Dame trasformò un’ex fabbrica in un luogo sacro

Un giorno di nove anni fa, ad una ragazza ad un passo dall’esame di maturità venne fatto un bellissimo regalo: i biglietti per Notre Dame de Paris. L’evento dell’anno prima, di quello in corso e di un bel po’ di anni a venire. L’opera musicale di cui tutti parlavano, il capolavoro di un italiano oltreconfine, sarebbe arrivato a pochi passi da lei, all’Arena Flegrea di Napoli: la ragazza provò una gioia incontenibile.
-L’incanto provato quella sera, non poteva essere spiegato con parole conosciute: la storia struggente, le meravigliose voci dei protagonisti, l’imponente macchina scenica, le coreografie mirabolanti.

Da quel giorno, Notre Dame de Paris è passato per Napoli altre volte, ma una settimana in particolare, nell’estate 2011, è tornato con tutti gli onori, per festeggiare anche con il pubblico campano il decimo anniversario dal debutto, avvenuto in Francia. Un appuntamento a cui quella ragazza (ormai, forse, “quasi” una donna) non poteva mancare.
-Questa volta il luogo scelto era diverso. Non più un’arena nata per accogliere la gioia spettacolare, ma l’Acciaieria Sonora, meglio conosciuta come l’ex Italsider. Una fabbrica amata per il lavoro che dava, odiata per le vite che prendeva e ancora continua a prendere. Un luogo grigio, che ha iniziato a splendere sotto le luci della ribalta.

E così, ancora una volta, la magia si è ripetuta. La storia della bella Esmeralda contesa tra l’affascinante ma stupido Febo e il malvagio Arcidiacono Frollo, ma amata solo dal gobbo Quasimodo, ha commosso i presenti. Le luci hanno sottolineato i passaggi, nascosto i corpi, mostrato le emozioni. Le scenografie mobili hanno proiettato tutti in un altro mondo.

Per un’opera che lascia senza parole, già troppe ne sono state dette nel corso del tempo. Le musiche di Riccardo Cocciante e i testi italiani di Pasquale Panella riecheggiano nell’aria e la caricano di freschezza, rabbia, erotismo. Sono vivi come e quanto chi li canta. Le coreografie di Martino Müller, estremamente “fisiche” e acrobatiche, ma giocate sull’effetto d’insieme, attribuiscono ancora più corpo alle note.

Cosa poter dire di più se non qualche riga sul nuovo cast? La prima napoletana ha visto un’Alessandra Ferri – Esmeralda incantevole e passionale, come una novella Carmen; la meravigliosa voce (nonché la notevole presenza scenica) del poeta-narratore Luca Marconi – Gringoire (senza dubbio il migliore in scena) ci ha accompagnato lungo il racconto; un non ancora ventenne Angelo De Vecchio – Quasimodo non ha fatto per nulla rimpiangere l’illustre predecessore Giò Di Tonno; e Clopin – Lorenzo Campani ha guidato magistralmente la sua Corte dei Miracoli.
-Gli unici a destare qualche dubbio, ma pur sempre dotati di ottime qualità canore, sono Marco Manca, potente e capace, ma forse troppo giovane per indossare i panni di un consumato prete in cerca dell’amor profano, e Oscar Nini nel ruolo di Febo insieme a Serena Rizzetto in quello di Fiordaliso, la promessa sposa del bel capitano: belle voci, ma un po’ di presenza scenica in più non guasterebbe, soprattutto alla bionda rivale di Esmeralda, che dallo scontro diretto non può che venirne fuori un po’ ammaccata.
Nel complesso, il “solito” (quando a produrre è David Zard) livello altissimo.

Anzi no, se questa fosse una pagella, c’è qualcuno che meriterebbe uno zero, o peggio un Non Classificato: una parte del pubblico. Uno degli attori protagonisti (la ragazza vuole fare la “signora”, quindi dice il peccato ma non il peccatore) ha origini campane, quindi la data partenopea ha sicuramente richiamato un po’ di fan della zona, e un folto gruppo composto da parenti e amici. Un’allegra banda che non appena si è intuito che lo spettacolo fosse giunto al termine, ha abbandonato i propri posti a sedere per tirare fuori striscioni e trombe da stadio e “salutare” il favorito. Il risultato? Rumore assordante e fastidiose lenzuola che coprivano gli artisti usciti in palcoscenico per salutare e ringraziare: una mancanza di rispetto inqualificabile che fa annegare la Campania nel solito mare di luoghi comuni.
Inutile prenderci in giro, cafonate simili a Milano non succedono, e se succedono la sicurezza è pronta ad intervenire. La prossima volta, un bel fascio di fiori con biglietto scritto a tema può essere più che sufficiente, per consentire così ad ogni attore di salutare il proprio pubblico, e al pubblico di tornare nel mondo reale in maniera meno traumatica.

www.notredamedeparis.it
-10th anniversary
Acciaieria Sonora – Napoli
13-16 luglio 2011