“Come gli etruschi uscirono dalla crisi” di Gigio Brunello
“Buongiorno, sono l’economico, sì il burattino senza testa! E’ l’ultima invenzione fatta per risparmiare: con un burattino solo fai tutto, basta cambiare testa! Geniale no? Beh, per me non tanto perché devo correre su e giù senza un minuto di pausa. Questi, (i burattini appesi dentro sacchi di cellofan) non servono più. Sono imballati così per via della crisi … (indica l’unico sacco nero della spazzatura) qui dentro c’è Brighella, (chiamandolo) Brighella!?… non risponde, è offeso , voleva un sacco trasparente come gli altri, ma erano finiti…(…) … erano tutti pronti per lo spettacolo e invece… (indica un altro burattino in un sacco) lui è il postino, ha ancora tutta la posta da consegnare…. Tutto fermo! (…) Tutto bloccato: Tagliati i finanziamenti : zac! Zac!”
Comincia così l’ultima puntata della saga di Ginetto Coniglio scritta da Gigio Brunello. Lo spettacolo non è nato per caso ma grazie a un invito fatto dal Cta di Gorizia e da Roberto Piaggio di affrontare con il teatro dei burattini un tema preciso, quello del rapporto tra crisi economica e “tagli” alla Cultura, in un clima generale in cui si vuol far credere che Cultura sia un concetto immateriale, ininfluente rispetto alla crescita di un paese , che riguarda il superfluo, una sfera da coltivare in privato, a meno che non si tratti del circo televisivo.
Arlecchino cade a pezzi, gli hanno “tagliato” la maschera (cosa sarà mai una maschera?) eppure, senza più maschera, il suo volto si increspa di rughe e gli spunta la barba bianca della vecchiaia e della fine.
Ginetto Coniglio è molto preoccupato, ha sentito parlare di tagli e teme per le sue orecchie.
Queste e altre storie che si intrecciano mentre sullo sfondo c’è un coccodrillo pronto ad ingoiarle come tante pagine strappate dal libro di racconti.
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