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DELVAUX E IL SURREALISMO

Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray

Nella “Villa dei Capolavori”, sede a Mamiano di Traversetolo (Parma) della Fondazione Magnani Rocca, presieduta da Giancarlo Forestieri, accanto alle celebri opere di Dürer, Rubens, Van Dyck, Goya, Canova, Monet, Renoir, Morandi e molti altri, i lavori di Paul Delvaux trovano dialoghi di raffinata suggestione.

Affabulatore dell’inconscio, intrigante stratega di atmosfere da sogno, Paul Delvaux ( 1897-1994 ) trova fonte d’ispirazione in quelli che lui considera i suoi due mentori, Giorgio De Chirico, il metafisico “faro” per i surrealisti, e René Magritte, insieme a Delvaux il più grande pittore belga del XX secolo. Delvaux è stato un protagonista della stagione del Surrealismo, il movimento d’avanguardia nato nel 1924 col Manifesto di André Breton, che eleva il sonno a stato di coscienza e realtà.

Questa dimensione artistica viene indagata dalla nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca dal titolo “DELVAUX E IL SURREALISMO” dal 23 marzo al 30 giugno 2013, a cura di Stefano Roffi insieme al Musée d’Ixelles-Bruxelles, dove l’enigma, perfettamente surreale, sull’adesione o meno dell’artista al dettato del movimento surrealista (egli la negava, contraddicendo una apparente evidenza, definendosi un “realista poetico”) costituisce il tema della mostra stessa che, con circa 80 opere scandite tematicamente (Il paesaggio, L’enigma della ferrovia, Il mistero femminino, Le coppie, La classicità, Gli scheletri) offre anche il confronto con i lavori di accertati surrealisti quali lo stesso Magritte, Max Ernst, Man Ray, oltre al grande De Chirico; con loro Delvaux partecipa a “L’Exposition Internationale du Surréalisme” nel 1938 a Parigi, in un incontro artistico fra i più sorprendenti del Novecento, dopo essere rimasto molto colpito dalle opere che aveva visto alla mostra “Minotaure”, tenutasi al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1934.

A partire dal 1934, dopo un periodo improntato a interessanti riprese impressioniste ed espressioniste in paesaggi e figure umane, l’artista conferisce alla sua arte una fisionomia definitiva, costruendo una dimensione onirica perfettamente plasmata, esito della fusione dello spazio metafisico di De Chirico coi brani di spaesamento propri di Magritte. La risultante emblematica che si impone nelle sue tele è un’immagine femminile dal corpo infuso di mistero, diafano e spettrale nella sua nudità quasi fosforescente, talora coinvolto in sorprendenti metamorfosi e collocato in luoghi irreali, sospesi in una dimensione di scardinamento della logica temporale, dove architetture dell’antichità classica convivono con reperti della modernità, come treni e stazioni. Donne che diventano creature arcane, vestali di uno sconfinamento tra il sogno e la mitologia, icone immote dai grandi occhi sgranati sul vuoto, che ricordano i nudi dal cupo sguardo introflesso di Modigliani; una sorta di sensualità “congelata” le rende simili ad automi-femmina creati e programmati da un misterioso demiurgo per destini non rivelati. Tra gli altri temi cari all’artista quello dello scheletro è presente nelle sue opere dall’inizio degli anni Trenta, acquisendo lo “status” di personaggio e divenendo il protagonista – assolutamente partecipe del mondo dei vivi – di scene religiose quali crocifissioni o sepolture, di danze e duelli.

“Il vuoto è lo specchio che mi guarda”, afferma il cavaliere Antonius Block, sfidando a scacchi il signor Morte in una partita dagli evidenti contenuti simbolici; è una celebre scena de Il settimo sigillo, il film di Ingmar Bergman dall’atmosfera affine alle opere di Delvaux, dove l’annullamento identitario rappresenta la cifra di una pittura all’insegna della sospensione, dell’enigma poetico.

DELVAUX E IL SURREALISMO
Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray
Mostra a cura di Stefano Roffi insieme al Musée d’Ixelles-Bruxelles, col patrocinio dell’Ambasciata Belga in Italia.
Catalogo a cura di Stefano Roffi con saggi di Arturo Carlo Quintavalle, Stefano Roffi, Laura Neve, Mauro Carrera, Elisa Barili, Pierre Ghêne (Silvana Editoriale).
Dal 23 marzo al 30 giugno 2013
Fondazione Magnani Rocca
Via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 23 marzo al 30 giugno 2013
Orario:
dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Lunedì chiuso
Ingresso:
euro 9,00 valido anche per le raccolte permanenti
euro 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi:
tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337
info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30 viene organizzata una visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo euro 12,00 (ingresso e guida).