Chissà come si esprimerebbe l’indimenticabile ragionier Fantozzi, costretto alla visione di questa pièce teatrale ,sul Don Giovanni di Filippo Timi , “Il Don Giovanni vivere è un abuso, mai un diritto”?Proromperebbe nel liberatorio “ una cagata pazzesca” , facendo partire i celebri quaranta minuti di applausi?
Confezionato ad arte per un pubblico pop che applaude e ride ad ogni scintillante banalità declamata del protagonista, è un Don Giovanni in bilico tra il ‘700 e la volgarità del contemporaneo. Ebbene che c’è di nuovo? Nulla. Un tale Mozart qualche secolo fa aveva già detto tutto in fatto di modernità. Non c’era bisogno di aggiungere nient’altro.
Timi regista invece, nel nome di una presunta modernità, mescola proiezioni video a battute da drive in, l’opera e le sigle dei cartoni animati anni ’80, i Queen e Maria Callas, barocco e playstation, provocazioni di bassa lega e citazioni che hanno la pretesa di sembrare ambiziose. Ma di ambizioso in scena sembra esserci solo lui, Timi, un Don Giovanni en travestì. Una drag queen tossica, che attraversa farsa e tragedia, desiderio e miseria, amore e morte, senza mai concedersi il lusso di saperli comunicare davvero al pubblico. L’intensità di un attore che al cinema riempie ogni singolo spazio vuoto dello schermo e la cui voce ti segue ben oltre la fine del film, sul palcoscenico viene dissipata in un progetto troppo grande per lui.
Timi appare a sua volta sedotto dal suo protagonista, e abbandonato sul palco, solo e muto. Un Don Giovanni che si prende gioco di Dio e del demonio, ma che non può prendersi gioco di un pubblico appena avvertito. Un’opera i cui unici protagonisti degni di nota sono gli splendidi costumi di scena firmati da Fabio Zambernardi . Un po’ poco per chi è stato definito il più irriverente dei giovani artisti italiani.
Accanto allo stesso Filippo Timi – un Don Giovanni che, come il precedente Amleto, si muove sul filo di un egocentrismo imbarazzante – fra gli altri Umberto Petranca, Marina Rocco, Elena Lietti e Lucia Mascino, proprio (chi lo direbbe mai? ) il prototipo della “mamma imperfetta” che tanto successo ha avuto nei mesi scorsi con la serie andata in rete sul sito www.corriere.it






