lunedì, Maggio 18, 2026
Home Televisione Serie TV “Sex and The City”: dal divano alla poltrona

“Sex and The City”: dal divano alla poltrona

Guida alla visione espansa di "Sex and The City"

Quando sai che tutte in sala sanno tutto, quando conosci a memoria la personalità delle protagoniste, vederle sul grande schermo è come andare a trovare le sorelle maggiori che ora si sono trasferite in una casa più grande…

Abituate a visioni domestiche, scomposte e chiassose, sembra strano non poter interagire.
Su divano di casa, mentre si guardava SATC ci si limavano le unghie, così per sintonizzarsi nel mood dello show. Ora intrappolate al buio di una sera piovosa di maggio, vorremmo poter tenere i cellulari accesi, commentare ad alta voce, fare la olà quando Carrie apre le ante del suo armadio nella penthouse di Park Avenue, puntellare le due ore e mezzo con risatine uterine provocate da cappottini neri fascianti, invece dobbiamo fare silenzio.

Un pensiero scorre veloce: dovrebbero organizzare visioni del film come fanno a quei raduni del Rocky Horror Picture Show, o organizzare una convention a Las Vegas: il meeting mondiale delle SATC addicted. Una sorta di Star Trek Experience al Cesar Palace, in mezzo ai centurioni posticci del deserto del Nevada.

È questione di educazione. Ovvero, se sei cresciuta con queste quattro ragazzacce puritane, vuoi tifare per loro ora che si vogliono accasare. Poco importa che le loro scorribande sessual/sentimentali siano sempre state pervase da una moraletta per niente rivoluzionaria, che alla fine è sempre la Big M (marriage) a spopolare.
Diamine, per un vestitino fru-fru dimentichiamo anche questo. Dimentichiamo che per quei meccanismi di contrappasso conservatori e morigerati, forse non è un caso che la tragedia della malattia si abbatta proprio sulla più licenziosa delle quattro. Ma gli sceneggiatori non votavano democratico?

Comunque, intorno al centesimo minuto sentiamo che sta per finire. E ci dispiace. E quando Carrie legge Cenerentola alla piccola Lily, capiamo che il testimone è stato passato.
Per la moderna educazione sentimentale delle giovani fanciulle in fiore, regalate cofanetti della serie. Il principe azzurro gioca in borsa a Wall Street (lo yuppismo, quello, non passa mai), i cavalli bianchi sono completamente out. Per non parlare del celeste.
E la dichiarazione d’amore con il brillante da sei zeri? Scordatelo, dolcezza: ora il pegno d’amore è una décolleté di raso blu cobalto.
Over, over, over: è questo il mantra ossessivo che percorre l’intero film. Ora che è over anche lo schermo, è tutto un rutilante can can di tessuti preziosi morbidi e profumati.

Ci rendiamo conto di una cosa alla fine di questa visione espansa: che, o mio Dio, s’invecchia e che dovremo andare a caccia di altre nuove amiche. La serie che ha per molte sostituito la psicanalisi (anche se non abbiamo un confronto, abbiamo i film di Allen. A che servirebbe Woody, altrimenti?) ha chiuso i battenti. Anche se le vie della serialità sono infinite, per ora ci rimane il revival. Sex and The City è diventato (ma lo è sempre stato) come il tubino nero e la camicia bianca nei guardaroba delle ragazze: impossibile non averli, inconcepibile non desiderarli.

Però, però: più i vestiti sono belli e più le nostre amiche sono tristi: allora per concludere à la Carrie: la felicità è ancora avere un maglione nero ed essere innamorati?