“Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma” di Tsui Hark

Un wuxia tinto di giallo

Venezia 67. Concorso
L’anno è il 690 d.C. e il grande impero celeste si appresta a incoronare la prima Imperatrice della sua lunga storia, Wu Zetian, donna di grande piglio che è stata la reggente del regno per otto anni. Per celebrare questo evento unico al mondo viene ordinata la costruzione di un immenso Budda alto 66 metri che domina sul palazzo imperiale.

Con l’inconorazione alle porte, gli ultimi preparativi riguardanti la costruzione dell’imponente monumento sembrano procedere senza intoppi. Ma durante la visita di un dignitaro di un impero straniero, il responsabile del cantiere muore per quella che sembra essere autocombustione. La reggente, viste le infruttuose indagini preliminari, chiede consiglio al Priore, il mago di corte che parla tramite un cervo e che suggerisce di liberare Di Renjie, un ex prefetto arrestato otto anni prima in seguito alle critiche rivolte alla reggente stessa. Di Renjie, con l’aiuto della favorita della reggente e di un funzionario di corte albino, dovrà dipanare una matassa che si dimostrerà essere più intricata del previsto, diramandosi in più direzioni e coinvolgendo veleni esotici, metamorfosi facciali, città sommerse e inaspettati voltagabbana.

Tsui Hark, nato e cresciuto nella parte cinese di Saigon, in Vietnam, da dove è emigrato per poter studiare prima a Hong Kong e poi negli Stati Uniti, torna a Venezia dopo aver aperto l’edizione del 1995, fuori concorso, con Seven Swords. Questa volta partecipa al concorso ufficiale dei lungometraggi, molto ironicamente nell’anno del Leone d’Oro alla carriera consegnato da lui stesso all’amico/nemico John Woo (storiche le furiose litigate che portarono John Woo all’uscita dalla Film Workshop dello Tsui Hark produttore, giudicato troppo invasivo dal regista, dopo A Better Tomorrow II), con un film che, peraltro, non si differenzia molto da Seven Swords in quanto a genere (wuxia pian, cappa e spada) e a risultati (buoni ma non esaltanti). In questo caso Tsui diletta i molti aficionados di lunga data con un lavoro che ricorda da vicino i suoi primi film. Il regista cinese, infatti, esordisce dietro la macchina da presa nel 1979 con The Butterfly Murders, uno strambo misto di cappa e spada e giallo, con elementi fantasy. Nel 1983 si ripete con il cult Zu Warriors from the Magic Mountain, continuando a mescolare generi e a sperimentare nuove tecnologie.

Abbastanza curiosamente questo ritorno alle origini, dopo le parentesi del wuxia puro con Seven Swords e dell’eccentrica commedia uterina con All About Women, avviene senza la collaborazione alle coreografie di Chin Siu-tung, storico partner lavorativo di Tsui Hark e famoso anche in occidente per aver lavorato sulle scene d’azione dei due wuxia gemelli di Zhang Yimou, Hero e La Foresta dei Pugnali Volanti. Al suo posto Tsui, alla ricerca di un maggiore realismo nelle scene di combattimento, ha chiamato Sammo Hung, storico attore, regista e coreografo honkonghese.

Detective Dee (curioso e inspiegabile adattamento inglese di Di Renjie) è un film decisamente piacevole, che scorre senza troppi sforzi e intoppi nonostante le sue due ore piene e nonostante lavvilupparsi continuo della trama, che si infittisce rispettando immancabilmente i clichè del giallo per poi arrivare alla risoluzione finale. E siccome i nostri compiti gli abbiamo fatti, sappiamo che un giallo non si giudica dal risultato finale dell’investigazione, dall’entità e dalla sorpresa causata dal colpo di scene ma dal modo in cui vengono raccontate le peripezie investigative del genio deduttivo di turno. E Di Renjie sa essere abbastanza intelligente, brillante e affascinante per accontentare uno spettatore dalle aspettative non troppo elevate. Privo del senso dell’ironia dell’ultimo Sherlock Holmes, compensa pienamente col fatto che sa menare come Wong Fei Hung (storico personaggio protagonista della serie di film Once Upon a Time in China). Le belle coreografie, le spettacolose scenografie e costumi (che denotano un impegno produttivo imponente e fanno dimenticare, quasi del tutto, le frettolose e posticce aggiunte in CGI e gli stranianti inserti in digitale “povero”) incantano, riempiono il cuore e fanno spalancare la bocca. Il finale, nazionalistico e machiavellico, irrita vagamente ma non rovina del tutto la visione.

Titolo originale: Di ren jie zhi tongtian diguo
Nazione: Cina, Hong Kong
Anno: 2010
Genere: Azione
Durata: 122′
Regia: Tsui Hark
Cast: Andy Lau, Carina Lau, Li Bingbing, Tony Leung, Ka Fai
Produzione: Huayi Brothers

Data di uscita: Venezia 2010