Anna Cugini è stata addetta stampa di Antonia Sautter per Il Ballo del Doge e ha lavorato per l’American Academy in Rome. Eccome come si diventa professioniste della cultura. Quale miglior modo di conoscere il mondo dell’arte e della cultura intervistando chi l’ha vissuto per anni e ha raggiunto vette di notevole prestigio?
Anna Cugini si è laureata in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Ferrara e ha proseguito alla IULM, Libera Università di Lingue e Comunicazione a Milano, con un Master universitario di primo livello in Management dei Processi Creativi.
La sua passione è sempre stata la comunicazione, cosicché ha iniziato giovanissima a lavorare presso la prestigiosa American Academy in Rome come collaboratrice del Direttore delle Relazioni Esterne, e da lì di strada ne ha fatta. Ecco cos’ha da raccontarci.
NSC: Partiamo dall’esperienza più importante: quella con Antonia Sautter e il suo Galà internazionale “Il Ballo del Doge”, che ha dato una svolta alla tua carriera. Come sei arrivata a lei? Cosa ti ha lasciato di prezioso?
“Essendo nata e cresciuta in provincia di Venezia ho sempre sentito parlare di Antonia Sautter e del suo magnifico “Il Ballo del Doge”, evento di fama internazionale di cui ho letto molto anche durante il periodo negli Stati Uniti. Così, rientrata in Italia le ho scritto una mail di presentazione. Ho fatto con lei un colloquio e da lì sono riuscita a diventare Capo Ufficio stampa.
Collaborare con un’imprenditrice-artista come Antonia Sautter mi ha regalato grandi soddisfazioni, non solo lavorative ma anche personali. Il Ballo del Doge è una macchina enorme e complessa, fatta di artisti, scenografie, ospiti illustri. Il compito di pubblicizzare questo evento ai media nazionali e internazionali è stato impegnativo, ma i risultati sono stati eccellenti. Sono riuscita a coinvolgere testate come Vanity Fair, GQ, Il Sole24ore, oltre al TG5 e RAI1.
Ciò che di più prezioso mi ha lasciato è sicuramente la consapevolezza che anche di fronte alle difficoltà con tenacia, professionalità e soprattutto un buon team si possono raggiungere risultati incredibili”.
NSC: Hai però lavorato anche con importanti istituzioni internazionali come l’American Academy in Rome. Ci puoi raccontare qualcosa in più di questa tua esperienza? Che cosa, secondo te, l’Italia dovrebbe apprendere dal modo di lavorare americano?
“L’esperienza all’American Academy in Rome è stata incredibile. Si tratta di uno dei principali centri per la ricerca avanzata nelle arti e negli studi umanistici, conosciuto e stimato in tutto il mondo.
Questa realtà mi ha permesso di svolgere il lavoro di ufficio stampa per eventi i cui protagonisti sono stati Miuccia Prada, Riccardo Muti e Bernardo Bertolucci.
Annualmente l’American Academy conferisce il Rome Prize ad un gruppo di artisti e studiosi di tutto il mondo che vengono poi stipendiati e ospitati per un anno nella sede romana, potendosi dedicare liberamente al proprio lavoro. La responsabile delle Relazioni Esterne, con la quale ho lavorato fianco a fianco per un anno, ha condiviso il suo know-how con me senza remore. Mi ha trasmesso amore e passione per questo lavoro, ma è stata anche severissima, a volte mi faceva riscrivere un comunicato stampa anche 10 volte, senza farmi usare il correttore automatico. I risultati ottenuti sono stati sorprendenti. Ad esempio già la prima volta sono riuscita a portare la RAI in occasione del McKim Galà facendo intervistare Bernardo Bertolucci.
Purtroppo negli ambienti lavorativi italiani non ho trovato lo stesso rispetto per la professionalità e la stessa meritocrazia che sono in grado di dare gli americani. In Italia siamo più preoccupati che qualcuno ci rubi il posto di lavoro, si ha paura di insegnare i segreti del mestiere alle nuove generazioni; questo crea disaffezione e poco attaccamento al lavoro. L’America, invece, sa dare valore a chi lo merita, sa creare team vincenti e lo dimostra con i fatti. Questo per me è terribilmente stimolante”.
NSC: New York è sempre stato il tuo sogno, tanto che stai per trasferirti là. Che cosa ti aspetti da questo viaggio?
“Mia madre racconta spesso: “fin da quando avevi 4 anni ripetevi: io andrò a vivere a New York, un giorno ci andrò, un giorno vedrai che avrò un grande lavoro a New York”. Non so bene perché, ma da sempre sento che l’America, e in particolare New York, mi avrebbe regalato la vita che sognavo anche dal punto di vista professionale.
Perciò, ho affrontato e sto affrontando grandi sacrifici e difficoltà per realizzarlo”.
NSC: Sei anche musicista e hai un’indole artistica. In che modo questo ti ha aiutata nel tuo lavoro?
“Il lavoro dell’addetto stampa è quello di valorizzare artisti, eventi, nuovi prodotti, quindi credo che la mia sensibilità artistica si rifletta poi nella scrittura e nel modo di trasmettere ai giornalisti e ai media in generale la “bellezza” degli argomenti che tratto. A volte anche la scelta della fotografia giusta da allegare al comunicato stampa fa la differenza nella decisione del giornalista se pubblicare o meno la notizia.
Il mio lavoro comunque si articola in più dimensioni: nello specifico, è quando stiamo ideando un evento che il mio spirito artistico dà libero sfogo all’immaginazione.
L’ultimo evento realizzato per la Fondazione Pantani ha visto come ospiti d’onore Arianna Bergamaschi e Michel Altieri, due cantanti di musical di fama internazionale. In quel caso gli allestimenti tecnici e scenografici li ho curati io ed è stata un’esperienza molto gratificante”.
NSC: Attualmente stai lavorando per Match Picture Italia, agenzia di comunicazione a Milano, dove ti sei trovata a seguire progetti legati ai Vip e al mondo della televisione. Ce ne puoi parlare meglio?
“L’impatto è stato duro. Non sono grande amante dell’ambiente televisivo e di ciò che ruota dentro e attorno ad esso, però di carattere non mi lascio condizionare troppo dagli stati d’animo negativi, cerco di essere obiettiva e di svolgere il mio lavoro al meglio (che poi è la mia grande passione).
Nonostante questo sia un ambiente completamente differente rispetto a quello da cui provengo, devo dire che ho avuto modo di raggiungere nuovi obiettivi professionali: per la prima volta ho pubblicato due articoli sulla rivista Maxim, ho seguito interamente – dall’ideazione alla realizzazione finale – diverse campagne di comunicazione-prodotto con testimonial d’eccezione come Nina Moric ed Elenoire Casalegno”.
NSC: Per concludere, che consigli daresti a un giovane che oggi vorrebbe seguire le tue orme e lavorare con successo nel mondo della comunicazione? Qual è il segreto per essere un’ottima addetta stampa?
“Il consiglio è sicuramente quello di padroneggiare la lingua italiana. Sembra una banalità, ma è fondamentale. Poi trovate un bravo mentore, cercatelo, seguitelo, appassionatevi a questo lavoro: di certo non vi darà visibilità, magari non avrete la vostra firma in fondo agli articoli pubblicati sui giornali, ma sarà grazie a voi se i media parleranno di un prodotto, un evento o un personaggio, facendoli diventare noti. Sarete voi, con la vostra fantasia, creatività e abilità nei rapporti personali, a decidere la chiave per comunicare al mondo un messaggio”.
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio







