Dinosauri live 1. Peter Gabriel

Verrà il tempo in cui tutti i grandi saranno estinti e di loro esisterà un vago ricordo nelle enciclopedie o nei dvd impolverati tra gli scaffali di qualche negozio. Per il momento insistiamo incoscientemente nel volerli vedere dal vivo, convinti che chi li chiama “dinosauri” non ha ancora capito quanto migliori siano rispetto alle Rihanna e ai Justin Timberlake di turno.

Il primo della lista: Peter Gabriel. Luogo: Piazza del Duomo a Brescia. E’ una gradevole serata di inizio luglio, anche se un po’ troppo ventilata. La piazza non è stracolma, ma ricca quanto basta di quella folla adorante pronta a concelebrare assieme al suo messia il rito concertistico. PG si presenta praticamente puntuale alle 21,30 su un palco ben attrezzato di luci anche se non scenograficamente stupefacente come quelli del Secret World e del Growing Up tour. I cinquantasette anni si vedono: pancia, pochi capelli ma ancora la grinta per qualche corsetta, ancora una grande voce per arrampicarsi sugli acuti (abbassati di un tono o più qua e là).
La formula è semplice e micidiale, come spiega il nostro: «Non avendo un nuovo cd da presentare ho chiesto alla gente del full moon fan club sul mio sito di votare una scaletta con le canzoni che preferivano riascoltare». Ne è uscita una scaletta con i fiocchi: inizio con Rhythm of the Heat dal quarto disco del 1982 (tra l’altro colonna sonora del film Birdy) e a seguire On the Air e DIY, del 1978, per continuare con Haribung the Burgermeister, primo brano del primo album del 1977, fino a Big Time (da So del 1986), Blood of Eden e Steam (da Us del 1992). Insomma gallina vecchia fa davvero buon brodo, di giuggiole per chi conosce bene la discografia dell’ex-genesis.

Da sottolineare una versione struggente di Family Snapshot e una elegantissima di Humdrum. In Mother of Violence è Melanie, figlia del nostro, a cantare: è migliorata rispetto alle scorse tournée ma la strada da fare è ancora tanta (del resto il babbo ci aveva abituati bene con Kate Bush e altre eccellenti voci femminili). C’è perfino un errore grave di Gabriel: sbagliando nettamente una strofa di No Self Control costringe la band a ripartire da capo. Nessuno pare preoccuparsene, cose che succedono.
Buona la performance dei musicisti, soprattutto il poliedrico Richard Evans e l’inossidabile Tony Levin, che dimostra classe e gusto da vendere specie con lo stick bass.

Due ore oneste di spettacolo e per finire un trittico imbattibile: Solsbury Hill, Sledgehammer e In Your Eyes. Peccato per l’assenza di Biko, perché ogni salmo dovrebbe finire il gloria e perché tutti se la aspettavano. Scopriremo qualche giorno più tardi sul tour diary del sito www.petergabriel.com che la canzone dedicata all’attivista sudafricano è stata eseguita in tutte le altre date italiane. Che sia una beffa? Forse la data di Brescia era di rodaggio, ma va bene lo stesso.

Discografia consigliata:
– Peter Gabriel I, Charisma, 1977
– Peter Gabriel III, Charisma, 1980
– Peter Gabriel IV, Charisma, 1982
– So, Charisma, 1986
– Us, Real World, 1992
– Secret World Live, Real World, 1994
– Hits, EMI, 2003

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