“Don Pasquale” di Gaetano Donizetti

Un inno ai nostalgici: Bei tempi andati!

A Bologna Alfonso Antoniozzi nei panni del regista s’inventa un’attualizzazione che impallidisce se paragonata al vero.

E’ paradossale che la vicenda di Don Pasquale si possa avvicinare a quello che si sta vivendo in questo periodo in Italia, ma, se ben si osserva, quello che era lo spirito ottocentesco oggi si ribalta di grado e il “vizio” non è per nulla sbeffeggiato.
La morale che è imposta a Don Pasquale, ma che è di buon grado accettata per esperienza diretta da lui stesso, sta nel rendersi conto che non bisogna superare i limiti che l’età impone. Si prescrive la derisione di un carattere, tuttavia bonario e umano, che va un poco oltre la giusta misura che si deve avere.
Le ben note vicende italiane invece fanno un baffo a questa morale, ed anzi, il circondarsi di varie signorine da parte di alcuni uomini di potere della nostra politica è visto più come un vanto che come una miseria, è ben più incoraggiato che scusato come segno dell’età.

Le regia di Alfonso Antoniozzi forse pensa proprio a questo mondo, ma gli accenni non sono espliciti all’ oggi, anche se la bipartizione della scena pone un taglio netto, ma molto vicino tra il vecchio mondo di Pasquale e il nuovo dei giovani.
I giovani infatti, sia Ernesto che Norina non sono affatto legati ai sentimenti, ma alla mera esibizione della nullità. Ernesto gioca al game-boy, Norina è l’ostentazione della pochezza che caratterizza l’unico desiderio e problema di molti giovani: il denaro. Vestirla da Amy Winehouse, dopo aver ridotto la casa di Pasquale ad un effimero salone di moda, rende bene quest’idea.
Malatesta è un prete che, esaltato dall’ipocrisia meschina, tiene in mano la creduloneria di Don Pasquale, che da bigotto, si maschera a ricordare a tratti le vessazioni del ragionier Fantozzi e a tratti la vigliaccheria tipica del piccolo borghese alla Sordi.

Bene fanno gli interpreti, Arianna Ballotta (Norina) e Davide Bartolucci (Malatesta) giovani e freschi di studio a seguire un maestro del calibro di Michele Pertusi, debuttante nel ruolo, che accompagna magnificamente il loro ingresso nel mondo del Teatro. Una conferma inoltre Francesco Meli, Ernesto, a cui tuttavia il bel timbro è leggermente appannato da una scarsa sottigliezza di fraseggio che restituisce solamente l’esuberanza al suo personaggio.

Punti dolenti sono l’orchestra e la direzione del maestro Leonardo Vordoni, affatto attento alle esigenze del palcoscenico. Puntare sul volume e sulla compattezza piuttosto che sulla duttilità di sfumature e colori non porta certamente molto lontano il ricordo.

DON PASQUALE
Dramma buffo in tre atti di Gaetano Donizetti – libretto di M. A. [Giovanni Ruffini]
direttore: Leonardo Vordoni – regia: Alfonso Antoniozzi – scene: Tiziano Santi – costumi: Claudia Pernigotti – maestro del coro: Paolo Vero

Interpreti: Don Pasquale: Michele Pertusi – Norina: Arianna Ballotta – Ernesto: Francesco Meli – Dottor Malatesta: Davide Bartolucci – Notaio: Paulo Augusto Lopes Paolillo
Durata dello spettacolo: 2 ore 25 minuti
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