domenica, Agosto 9, 2026
Home Cinema Film “Dopo il matrimonio” di Susanne Bier

“Dopo il matrimonio” di Susanne Bier

Impegno civile e drammi personali in melodramma strappalacrime

Il film danese presentato Fuori Concorso alla Festa del Cinema di Roma, e uscito con successo in Italia a Natale, è stato selezionato dall’Academy per le nomination che si terranno il 23 gennaio 2007 e continua così la sua corsa all’Oscar come Miglior Film straniero.

Alla Festa del Cinema di Roma, quando tutti i riflettori erano rivolti alle passerelle e alle presentazioni dei film della sezione Première, in pochi si sono accorti di questo piccolo gioiello relegato nella sezione Fuori Concorso della kermesse romana, ma già presentato a settembre al Toronto Film Festival.

Jacob (interpretato dalla stella del cinema scandinavo Mads Mikkelsen, da poco lanciato anche nel cinema hollywoodiano nella parte del cattivo Le Chiffre in 007 Casinò Royale) gestisce un centro nato per aiutare i bambini in India che, a causa dei pochi fondi disponibili, rischia la chiusura. Dalla Danimarca, suo paese di origine, Jacob riceve da uno sconosciuto benefattore un’offerta di 4 milioni di dollari. Al suo rientro in patria per concludere l’affare entra in contatto con Jorgen (Rolf Lassgard), ricco industriale ben disposto nei suoi confronti a tal punto da invitarlo all’imminente matrimionio di sua figlia. La cerimonia per Jacob è sì l’occasione per conoscere la famiglia di Jorgen, ma è soprattutto da quel momento che il suo passato tornerà con violenza a tormentare il suo presente e lo constringerà confrontarsi con nuove responsabilità e cambiare il suo futuro.

L’incipit della pellicola è dedicato alle miserie che affliggono l’India: il film si apre e si chiude con le immagini dei volti dei bambini abbandonati per le strade polverose di Bombay sulle note dei Sigur Ross (con una canzone presente anche nel film di Francesca Comencini A casa nostra, anch’esso presentato alla Festa del Cinema di Roma) che mettono in guardia lo spettatore sulla relatività dei drammi di oggi. Quanto può essere grave qualsiasi problema familiare rispetto a problemi come la fame, la miseria e la povertà dei paesi del terzo mondo?
Alle sequenze rivolte all’India, caratterizzate da colori caldi, segue l’arrivo di Jacob nella fredda Danimarca. Certamente non manca la critica della regista nei confronti dello stile di vita occidentale (si veda lo sguardo di Jacob disorientato e scioccato dal lusso dell’hotel in cui alloggia al suo rientro in Danimarca) ma Susanne Bier e lo sceneggiatore Ander Thomas Jensen (autore della sceneggiatura anche del precedente film della Bier, Non desiderare la donna d’altri, ma anche regista di Le mele di Adamo), sono però abili ad evitare immediatamente qualsiasi discorso retorico e moralista, mettendo in scena una prima parte ricca di mistero e suspance che accompagnano Jacob (e lo spettatore) a ricomporre le tessere di un puzzle dimenticato. Gli enigmi trovano soluzione abbastanza velocemente ma le sorprese non vengono meno e, infatti, la seconda parte del film si rivela un melodramma dalle tinte forti in cui la storia si fa ancora più drammatica, mentre i personaggi vengono investiti a catena da una serie di eventi tragici.

Il filo conduttore tra la prima e la seconda parte è un’attenta introspezione dei personaggi, in cui le psicologie, le fragilità, le incertezze, i dubbi degli uomini e delle donne coinvolte nella vicenda si mostrano progressivamente. Tutti sono costretti a continui scontri/confronti che li pongono a compiere delle scelte inequivocabili (in primis Jacob al bivio tra una scelta dettata da principi di responsabilità e una mossa dall’istinto e dalla passione per il suo lavoro).

La regista che, non a caso, ha alle sue spalle un gran successo con il film Dogma Open Hearts, mette da parte artici scenografici, sonori o di altra natura, e privilegia spesso inquadrature realizzate con camera a mano per permettere di girare attorno agli attori e di riprenderli da una distanza breve e di ottenere inquadrature ravvicinate con dettagli sugli occhi e volti dei personaggi, smarriti, increduli, disillusi, sconvolti, o lacerati a seconda delle situazioni. Le interpretazioni dei due attori maschili (Mads Mikkelsen e Rolf Lassgard) lasciano senza fiato. La regia, sempre lieve e mai eccessiva e lontana dal rischio di patetismo, fa emergere così ogni sfaccettatura e cambiamento degli animi dei personaggi.
Susanne Bier, con Dopo il matrimonio, riesce a mettere insieme una pellicola intimista in grado di parlare con la stessa forza, sia di drammi familiari borghesi, sia di temi importanti come la fame del mondo, la globalizzazione, il capitalismo, o le malattie incurabili.

Titolo originale: Efter brylluppet
Nazione: Danimarca, Svezia
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 120′
Regia: Susanne Bier
Sito ufficiale: www.efterbrylluppet.dk
Cast:
Mads Mikkelsen, Sidse Babett Knudsen, Rolf Lassgård, Stine Fischer Christensen, Mona Malm, Christian Tafdrup, Niels Anders Thorn, Rita Angela, Erni Arneson
Produzione:
Zentropa Entertainments
Distribuzione:
Teodora Film
Data di uscita: Roma 2006 22 Dicembre 2006 (cinema)