Doris Salcedo

Il Solomon R. Guggenheim Museum di New York presenta al pubblico internazionale la personale dell’artista Doris Salcedo. Un’esposizione emozionante che si sviluppa lungo i diversi livelli dello stupefacente edificio progettato da Frank Lloyd Wright.

Le sale dedicate all’opera dell’artista Doris Salcedo ospitano tavole e assi di legno, sedie, stoffe e indumenti, da diversi anni l’artista colombiana utilizza oggetti comuni quali mezzi espressivi della propria poetica. Questi oggetti, una volta manipolati, acquisiscono un valore aggiunto che il visitatore percepisce immediatamente attraverso una forte emozione. Gli oggetti tramite la loro silente presenza narrano la storia dei desaparecidos colombiani: centinaia di persone recentemente scomparse.

L’impossibilità di accertare il destino di un proprio caro, quanto è avvenuto anche nella famiglia dell’artista, viene chiaramente messa in luce da queste opere che nella loro semplicità esprimono una profonda sofferenza. Salcedo riesce a trasmettere attraverso un oggetto quotidiano una condizione che coinvolge emotivamente lo spettatore e genera rispetto. Sarà per questo che, nonostante le centinaia di persone che attraversano il museo, in queste sale regna il silenzio. Doris Salcedo impone leggere distorsioni all’oggetto, modifiche che producono un senso di straniamento generale, ricercato appositamente dall’artista per trasmettere una condizione di angoscia perpetua. Sedie, tavoli e porte vengono privati del loro naturale contesto e della loro funzione per essere trasformati in testimoni dell’assenza e materiali di memoria.

L’utilizzo di un metodo di accatastamento di oggetti simili (pile di bianche camicie accuratamente stirate, sedie e tavoli eternamente incollati tra loro) ricorda altri tragici momenti della storia dell’umanità. La presenza di un brandello di stoffa all’interno di una porta diventa una traccia di un passaggio mentre la solitudine di una rete arrugginita concretizza l’assenza di un’esistenza. Davvero efficace l’installazione Atrabiliarios realizzata al primo livello: diverse paia di scarpe e calzature singole sono incastonate all’interno delle pareti, risultano sfocate poiché visibili solo attraverso un velo realizzato con fibre animali. La patina d’antico sembra suggerire un’altra epoca, ma in realtà tutto ciò appartiene a un passato molto vicino che non può essere dimenticato.

L’artista ci invita a riflettere sullo scottante tema dei desaparecidos, una riflessione che ella stessa ha affrontato personalmente per poi condividerla in questo lavoro. L’esposizione procede tramite l’accostamento di opposti: materiali delicati e fragili uniti a materiali pesanti e freddi, il silenzio diventa mezzo di espressione dell’urlo interiore della coscienza. Esempio calzante è l’opera esposta all’ultimo piano Flor de piel un’ampia e sottile coperta realizzata cucendo pazientemente tra loro petali di rosa, un grande sudario per una giovane donna morta a causa di persecuzioni, un velo per ricoprire tutti gli assenti che questa esposizione ha il merito di riportare alla luce.

Doris Salcedo
26 giugno –12 ottobre 2015
Solomon R. Guggenheim Museum
5th Ave at 89th St
New York City
http://www.guggenheim.org

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