“Drei” di Tom Tykwer

La fine del determinismo

Venezia 67. Concorso
Hanna e Adam, che perpetuano la convenzione della coppia, ignari del tradimento dell’altro, si innamorano dello stesso uomo.

Da tempo si parla dei cambiamenti nel mondo dell’amore. Nessuno sta più bene con nessuno. Nessuno sta più con chi “dovrebbe” stare. Una magnifica confusione sessuale ci circonda, un sensazionale caos sulla gestione di coppia ci tiene compagnia ogni giorno. Quelli che rimangono un po’ indietro con la morale, fanno smorfie strane e sbarrano le finestre con i chiodi. Quelli che essenzialmente hanno fatto del pastiche un modello da seguire, beh, se la spassano senza troppi rancori.

C’è un problema in tutto questo. Nessuno sa più fare film romantici sulla coppia perfetta (e menomale). Il filone prima ti sposo e poi m’innamoro ancora di più è letteralmente svanito lasciando spazio a escape movie matrimoniali senza allure morbosette o comportamenti deviati.

Tom Tykwer s’inventa il nuovo tipo di triangolo. Lui più lei più lo stesso lui per tutti e due. Questa la parte logistica. La pura geometria di coppia. Il lui secondo prima sta con lei poi va in piscina e sta con lui e così via. Ma torniamo alla fuga, punto interessante di questi film di frontiera. Film che scappano, trame che corrono via “dall’identità biologica determista” (così chiamata nel film) e cercano di dare forma e passione alla moltitudine di esperienze quotidiane con una rinnovata e sana e consapevole promiscuità.

Escape movie dalla routine che solidifica l’amore, escape movie dall’edonismo. Si scappa dalla coppia non per fine dell’amore, ma per avanzamento del limite. Western del matrimonio. Si scappa dall’uno più uno per entrare in una atmosfera asettica, rigorosa e minimale finalmente onesta (Drei è girato a Berlino. Fosse stato girato in Francia sarebbe stato filosoficamente meno rigoroso. Si prenda Happy Few, l’altro grande Escape Movie in concorso alla 67 Mostra).

Tykwer ha veramente il tocco di chi vuole cambiare le cose, di chi veramene vivrebbe in una nuova dimensione amorosa (senza litigate novecentesche, senza muccinate, senza porte che sbattono e divorzi da rimetterci il fegato). Una nuova metafisica dell’amore in cui Berlino pulisce tutto e inaugura la stagione della genetica sperimentale, del nuovo modo di accasarsi. Acqua, provette, acciaio. Un ghiaccio che brucia, che disarma e che finalmente non rende vulnerabile.

Drei di Tom Tykwer – Germania, 120′
v.o. tedesco – s/t italiano/inglese
Sophie Rois, Sebastian Schipper, Devid Striesow