ELISA CRUZ di Vincenzo Manna
Teatro Argot studio
Dall’ 8 al 20 dicembre 2009
Teatro del Carretto presenta
ELISA CRUZ
di Vincenzo Manna
con Elisa Cruz: Elisa Di Eusanio – Fratello: Roberto Manzi – Uomo: Marco Grossi
Regia Andrea Baracco – Musiche ed elementi sonori Giacomo Vezzani – Scene Bruno Buonincontri – Costumi Manuela Stucchi
In collaborazione con Suite s.r.l.
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Una città industriale senza confini, quasi abbandonata, abitata da uomini che sono poco più che ombre.
Un hangar del vecchio porto alla foce del fiume che attraversa la città.
Una giovane prostituta, Elisa Cruz, e suo fratello.
Elisa è per tutti la “puttana santa”, per via della violenza dei rapporti sessuali a cui si sottopone e per il particolare rapporto che intrattiene con una non definita figura (padre, amante, dio..), lontana nello spazio e nel tempo, figura sempre attesa, e che la protegge e la aiuta a portare avanti quello che lei fatalisticamente chiama “il sacrificio del suo corpo”, convinta che ogni uomo nasce in un luogo per portare avanti la sua storia e che niente deve intervenire a modificare quello che per lui è stato deciso.
Il fratello vive alla sue spalle e conduce periodicamente qualche attività dall’altra parte della foce del fiume: la protegge, le procura i clienti, cerca di contenerne gli eccessi.
La storia inizia nel momento in cui Elisa comincia ad avere in sé i primi dubbi, quando inizia a pensare che forse dall’altra parte della foce del fiume le cose potrebbero essere diverse, migliori. Nel suo corpo iniziano a manifestarsi strani istinti di conservazione: la sua carne si ribella, le sue ossa chiedono riposo, inizia a provare repulsione per le pratiche sessuali cui si sottopone, per gli abiti che indossa, per i luoghi in cui vive.
Il fratello cerca di riportare la situazione alla normalità, cerca di “addormentare” i suoi istinti, di offuscarle la mente. Le racconta di come le cose dall’altra parte del fiume siano ugualmente difficili, se non peggiori, provando a convincerla che l’hangar dove vivono sia l’unico luogo dove loro due possono portare avanti una vita dignitosa.
Una notte un uomo compare nell’hangar. Il fratello lo scambia per uno dei clienti della “puttana santa” ma l’uomo dice di essere solamente tornato nel quartiere dove è nato “per legarsi una pietra alla caviglia e farsi una nuotata nel fiume” o, forse, per prendere lui ed Elisa e portarli via. Il fratello cerca di capire quali siano le sue reali intenzioni. Elisa non se ne preoccupa: vede in lui solo un uomo diverso da tutti gli altri, a partire dagli abiti che indossa, dal modo in cui parla, da come guarda le cose. Riconosce in lui un dolore simile al suo, un dolore che sembra venire da molto lontano. Convince l’uomo a dormire con lei, almeno per una notte, e lo persuade ad aspettare il giorno perché “con il giorno si pensa meglio e si vedono meglio le cose”. Dormono insieme ma quando Elisa si sveglia l’uomo è scomparso. Elisa accusa il fratello di averlo ucciso.
Una donna, suo fratello e un uomo che arriva col vento. Un universo esterno fatto di pioggia battente, rumori industriali che sembrano versi di animali preistorici, raffiche di vento che si infrangono su strutture metalliche cadenti e poi il cortocircuito, il buio, la neve che si scioglie e diviene polvere, un sole beffardo e ostile che mentre cuoce raffredda, la finestra che cade giù e la lampada che respira piano. E poi un cuore, quello di Elisa, che riscalda troppo, che ustiona la pelle, che ti dice parole arcaiche “ti voglio bene” e quell’uomo che l’ha portato il vento dice che lei è una santa e cerca di essere salvato, e l’altro che sta là come un cane rabbioso e chiede qualcosa in più, un’esistenza più degna, una piccola radio, dei vestiti sgualciti, un televisore, una canzone di Raffaella Carrà. E tutt’intorno risuona forte la melodia di una natura che non ne vuole più sapere, che s’è fermata per protesta, che ti canta l’orazione funebre come se fosse in un libro di McCarthy e quei tre, Elisa Cruz, suo fratello e l’uomo che bestemmiano insieme per la “fame” e sanno che fuori è troppo freddo, c’è vento, pioggia, e allora consumiamoci qui, guardiamoci addosso, ma forte, ancora più forte, al diavolo gli affetti, chi va di là cada in silenzio.
Andrea Baracco
Teatro Argot – Via Natale del Grande 27 – Roma
Orario degli spettacoli: dal Martedì al Sabato ore 20.45 Domenica: Ore 18.30
Lunedì: Riposo tel. 06 5898111 3929281031