“EROS” di Wong Kar Wai, Steven Soderbergh, Michelangelo Antonioni

Da vedere il primo episodio: “La mano” di Wong Kar-Wai; anche “Equilibrium” di Soderberg è piacevole e interessante; ma “Il filo pericoloso delle cose” di Antonioni non regge il confronto.

Eros è realizzato da registi che in comune hanno la fama, ma per opere e stili differenti; per questo motivo è un film composto da parti molto diverse tra loro sia a livello temporale che contenutistico, tuttavia alcuni fili in comune si possono rintracciare: al di là del tema, i personaggi coinvolti sul piano erotico sono sempre tre, anche se nel primo ci sono due figure di spalla, nel secondo una e nel terzo nessuna. In tutti e tre è visto con attenzione l’abbigliamento femminile, strumento di distinzione o accostamento dei personaggi soprattutto femminili; gli edifici e le stanze, allo stesso modo dei luoghi, svolgono una funzione analoga e ben precisa.

Il primo film, “La mano”, è ambientato a Shanghai nel 1963 e narra la storia d’amore triste e doloroso di un sarto e una prostituta. Gli elementi coinvolti in campo erotico sono i due protagonisti e l’amante di turno della donna; il contrasto tra quest’ultimo e il sarto è molto accentuato e l’equilibrio di queste forze regge lungo tutta la storia, lasciando solo nel finale (che è anche introduzione del film) il mutamento risolutivo, in cui permane però forte la tensione di tutto il film.

Nella seconda parte, “Equilibrium”, nella New York del 1955 incontriamo Robert Downey Jr., impiegato di un’impresa di sveglie, dall’analista: Il colloquio tra i due sfiora costantemente il surreale, da un inizio nervoso e irrequieto stabilito dai movimenti del protagonista, si passa alla sezione centrale in cui si alternano le descrizioni del paziente e le buffe occupazioni del medico non curante. Lo spettatore si trova spiazzato e non sa bene se seguire l’una o l’altra attività, oppure concentrarsi sui sogni che sono descritti da Downey, una donna in un bagno che si prepara per uscire, per poi scoprire che nella realtà questa è la moglie diversa nel viso e nel colore dell’abito. Il gioco dei tre elementi prende qui la forma del paziente diviso tra la donna del sogno e la moglie.

La terza parte, “Il filo pericoloso delle cose” è decisamente meno poetica e interessante, sia per quanto riguarda la costruzione del film, lineare e ordinaria, che a livello di contenuto. Il triangolo amoroso è classico e molto banale: la coppia in crisi che vaga senza una precisa meta fino alla rottura, e l’amante di lui. Qualche idea interessante viene oscurata da dialoghi spesso improbabili e poco significativi, ma soprattutto dalla mancanza di una vena poetica, di quella spinta che forse si ricerca nella natura dei paesaggi toscani e degli animali, che tuttavia non sono colti efficacemente. L’andamento risulta piatto e trascinato, soprattutto il balletto finale che, a mio avviso, non ha niente di sensuale ed erotico, specialmente se confrontato con quello “vestito” del film Vital visto il giorno prima, grandioso!
Nel complesso si può definire un film “in discesa”: dall’eccezionale al deludente.

Titolo originale: Eros
Nazione: Hong Kong, U.S.A., Italia, Francia, Lussemburgo
Anno: 2004
Genere: Drammatico, Erotico
Durata: 104′
Regia: Wong Kar Wai, Steven Soderbergh, Michelangelo Antonioni
Cast: “La mano”: Gong Li, Chang Chen, Tin Fung, Auntie Luk, Zhou Jianjun, Sheung Wing Tong, Wong Kim Tak, Ting Siu Man, Yim Lai Fu, Shih Cheng You, Siu Wing Kong, Lee Kar Fai, Un Chi Keong
“Equilibrium”: Robert Downey Jr., Alan Arkin, Ele Keats
“Il filo pericoloso delle cose”: Christopher Buchholz, Regina Nemni, Luisa Ranieri
Produzione: Wong Kar Wai, Jacky Pang Yee Wah, Gregory Jacobs, Stephane Tchal Gadjieff, Raphael Berdugo, Jacques Bar, Domenico Procacci
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: Venezia 2004
03 Dicembre 2004