Ci sono film che lasciano il segno perché capaci di dare immagine a sentimenti nascosti nelle profondità, sentimenti non eccezionali, per non dire comuni, ma avvolti nell’ombra dell’indicibile.
Anne è una donna di mezza età; ha un marito, due figli e una bella casa; vive a Parigi, è giornalista di Elle.
Anne sta chiudendo un’inchiesta sulle studentesse che si prostituiscono per pagarsi gli studi: giovani donne che per non avere la vita scandita dallo studio e dai molti “lavoretti” saltuari, sempre strette con i soldi in tasca, offrono il loro corpo a uomini, spesso dell’età di un padre, che accanto a tranquilli ménage borghesi sono in cerca di corpi nuovi, saltuari, disposti a piegarsi alle richieste di giochi proibiti, per il tempo di uno svago, per un’emozione sopita o una fantasia mai realizzata.
Sembra ampio lo spazio che separa Anne dalle ragazze. Le modalità espressive segnano il passaggio di una generazione: la leggerezza con cui affrontano il sesso con sconosciuti, gli appuntamenti, il sapere cosa fare, come adattarsi, intrattenere e farsi pagare. Anne ascolta con un filo d’imbarazzo la scissione tra vita e lavoro, e annota avvertendo preciso il confine tra intervistatrice e intervistata. A mano a mano che Alicja e Lola raccontano, senza mai il peso di una confessione, le certezze si compromettono e l’estraneità si affievolisce; l’ascolto e l’osservazione superano i confini dell’ambito professionale fino a raggiungere le pareti domestiche. E quello che fino ad ora non era stato pensato o indagato, si impone brutale, come l’immagine allo specchio di una donna non più giovane.
Dopo 33 Scenes from life (2008), premiato a Locarno e mai distribuito in Italia – una vera perdita – Malgorzata Szumkowska conferma la sua raffinata abilità nel raccontare storie dalla densità inusuale. Con mano certa controlla i passaggi: esplicita una materia incandescente, dosandola senza sfuggire alle immagini. Non omette, sceglie sapientemente il punto di vista, la durata dell’inquadratura, esclude dal campo elementi parziali e ritaglia l’azione senza che ciò che si vede possa contenere o suscitare un giudizio. Si tiene lontana dalla minaccia di un softcore: all’evidenza del sesso alterna la profondità d’analisi, grazie anche all’interpretazione di Anaïs Demoustier e Krystyna Janda e a Juliette Binoche, protagonista cangiante, magnifica e coraggiosa nel mettere a nudo gli splendori e le miserie del suo corpo maturo. Intrigante è la struttura narrativa, che si sviluppa su un triplo binario temporale: dalla mattina alla sera, in un’unica giornata, Anna chiude il suo lavoro e prepara una cena per il capo del marito, mentre dall’audio delle interviste prendono corpo le ragazze e, con una temporalità sempre meno definita, si materializzano gli incontri con i clienti.
Con Elles, Malgorzata Szumkowska, mette in scena la presa di coscienza che nasce dall’ascolto dell’altro, quando l’estraneità si trasforma in prossimità a ciò che sembrava estremo e relegabile a spazi definititi. Racconta la ribellione al fluire nascosto delle rinunce e le omissioni celate nel profondo dell’anima e negli scuri angoli di casa. Corrosiva ed evidente, ma senza creare paradigmi, racconta il percorso di una donna realizzata, costretta a guardare in faccia solitudini e insoddisfazioni avvolte nell’ombra.
Titolo originale: Elles
Nazione: Francia, Germania, Polonia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 96′
Regia: Malgorzata Szumowska
Sito ufficiale: http://elles-movie.com
Cast: Juliette Binoche, Anaïs Demoustier, Joanna Kulig, Louis-Do de Lencquesaing, Krystyna Janda, Andrzej Chyra, Ali Marhyar, Jean-Marie Binoche, François Civil, Pablo Beugnet
Produzione: Slot Machine
Distribuzione: Officine Ubu
Data di uscita: 14 Settembre 2012 (cinema)






