“En waar de sterre bleef stille staan (Little baby Jesus of Flandr)” di Gust Van den Berghe

Milano Film Festival 2010 (Concorso)
Nel 1996 Sergio Citti aveva girato I magi randagi nel quale tre scalcagnati artisti di circo indossavano i panni dei re magi e compivano un viaggio alla ricerca del Bambino. Chissà se Gust Van den Berghe conosceva il film di Citti o chissà se Citti conosceva il lavoro dello scrittore fiammingo Felix Timmermanns (risalente al 1924) che ha ispirato Van den Berghe?

Nella pièce di Timmermanns – che è stata per lungo tempo rappresentata da attori non professionisti davanti alle chiese delle Fiandre il giorno del 6 gennaio – i magi sono tre mendicanti che, dopo aver raccolto del denaro con le loro canzoni natalizie, decidono di donarlo a una coppia con un neonato, convinti che si tratti di Gesù. In seguito i tre litigano e si separano, seguendo strade diverse (c’è chi si farà tentare dal demonio).

Il film, che inizia con una lunghissima panoramica di un paesaggio innevato e che (a parte un piccolo frammento a colori) è girato in b/n, ha la particolarità di essere recitato in gran parte da interpreti affetti da sindrome di Down. La scelta non sembra avere un carattere provocatorio, blasfemo o irriverente (alla Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco), ma sembra piuttosto voler mettere l’accento sulla sofferenza che accomuna l’esperienza umana e conservare la naiveté della storia originaria.

Il film lascia impressioni discordanti. Da un lato, dà certamente prova di padronanza stilistica. La composizione del quadro è ricca di richiami ai “classici” (Pasolini, ma anche, talvolta, Fellini), l’ambiente è spesso usato in modo suggestivo e la dialettica tra piani ravvicinati e campi lunghi sottolinea acutamente la profondità naif dei dialoghi della pièce. Emozionante, ad esempio, il campo lungo sui tre protagonisti seduti sulle altalene dopo il dialogo su Dio e gli uomini (facile è dimenticarsi dell’esistenza di Dio, ma anche Dio, qualche volta, si dimentica degli uomini). D’altra parte, emerge qua e là il sospetto di compiaciuto estetismo, di vuoto esercizio di stile, perfino di affettazione kitsch. Potremmo dire: musica barocca e angioletti ed ecco che il “sacro” è rappresentato, ma la parodia alla Fantozzi (ricordate le visioni mistiche del ragioniere?) è dietro l’angolo…

Va detto che il film è il saggio di laurea di un regista ventiquattrenne. Visto in quest’ottica, non può che suscitare ammirazione. E curiosità per le prossime prove che lo stesso regista potrà fornire.

Titolo originale: En waar de sterre bleef stille staan
Nazione: Belgio
Anno: 2010
Durata: 75′
Regia: Gust Van den Berghe
Cast: Jelle Palmaerts, Paul Mertens, Peter Janssens
Produzione: Minds Meet
Distribuzione: Minds Meet
Data di uscita: Milano Film Festival 2010 (Concorso)

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