“Exit_03”

Suonare con i piedi

Cinque gentlemen con bastone e tuba, tanto eleganti quanto decrepiti, si incontrano durante una passeggiata; si salutano, si evitano e si fanno dispetti. L’ultimo spettacolo della Biennale musica 2010 ci dimostra come una passeggiata possa facilmente trasformarsi in un concerto di percussioni: la musica è ovunque.

Luca Francesconi ha chiuso il 54˚ Festival Internazionale di Musica Contemporanea in grande stile, con una serata straordinaria, sia per il numero di interpreti presenti, sia per la sorprendente scenografia. Il Teatro alle Tese è stato allestito come un grande labirinto, in cui è lo spettatore a dover cercare lo spettacolo, seguendo la musica e le luci o girovagando a caso. Le esibizioni, infatti, sono molteplici e avvengono anche simultaneamente: impossibile vedere tutto. Gli interpreti si esibiscono su un palco ogni volta diverso, all’interno di scatole trasparenti. Il pubblico è completamente libero: può assistere alle performance da qualsiasi lato, in piedi o seduto, può relazionarsi allo spazio e allo spettacolo come preferisce.

Il Rowsensemble ha portato sulla scena Pas de cinq (1965) di Mauricio Kagel: una passeggiata scenica per cinque attori, uno dei momenti più significativi e sicuramente il più divertente dell’intera serata. I cinque gentlemen si muovono, impettiti e narcisi, su di una struttura pentagonale appositamente creata; si tratta di un percorso realizzato con diverse superfici: legno, metallo, vaschette di fagioli e di perline. La passeggiata si trasforma in un meraviglioso concerto, perfettamente calibrato: ad ogni passo gli attori producono un suono ben preciso, ad ogni gesto realizzano un indimenticabile momento di teatro comico. Una performance geniale e ludica, nella quale gli interpreti suonano –è proprio il caso di dirlo– con i piedi.

Antonio Politano ha interpretato Seascape, pezzo dedicatogli da Romitelli nel 1994. L’ascoltatore non può che restare incantato dal suono insolito del flauto a becco contrabbasso, così lontano dal flauto tradizionale, simile piuttosto all’esotico didjeridou. Bellissimo anche Silence Must Be!, brano per “direttore solo” di Thierry de Mey; una performance di matrice cageana, estremamente teatrale, in cui l’interprete (il bravissimo Pierre Olympieff) esegue una complessa partitura gestuale.
Il gruppo Poing, formato da due giovani musicisti norvegesi, lega tradizione scandinava e improvvisazione elettronica, con esiti originali e interessanti. La coppia composta dal grande maestro Sylvano Bussotti e dal basso Nicholas Isherwood ha eseguito una serie di brevi pezzi, tutti caratterizzati da un linguaggio libero, moderno e atipico.

Un grande successo anche per il Fareed Ayaz Abu Muhammad Qawwal & Brothers Ensemble. Il gruppo di musicisti si affida alla voce e a pochi strumenti tradizionali; la loro performance, durata più di un’ora, esprime la riscoperta e l’attualità della musica devozionale pakistana e ha suscitato entusiasmo e partecipazione nel pubblico. Un’interpretazione che si lega alla tradizione, che richiama il passato, che non rinnega la propria storia. La musica contemporanea è anche questo.