Nella loro carriera, i Nirvana passarono due volte per Roma. Entrambe le volte, l’incontro con la Città Eterna, furono passaggi decisivi.
Lo storico fondatore della Sub Pop Records, Bruce Pavitt, ha recentemente pubblicato Experiencing Nirvana: Grunge in Europe, un diario fotografico del primo tour europeo dei Nirvana con decine di foto inedite di Kurt Cobain. Nel libro, l’autore spiega quanto fu determinante la tappa al Piper Club, che anticipava lo sbarco in Inghilterra della band di Seattle.
Bruce Pavitt si focalizza sulla settimana che va dal 27 novembre al 4 dicembre 1989, vera chiave di volta della carriera dei Nirvana. In quel periodo, la band, che aveva solo un disco all’attivo (Bleach), si spostarono da Roma a Londra per conquistare la stampa musicale e gettare le basi del successo.
Quando arrivarono a Roma, i Nirvana erano sfiniti e, quella sera al Piper, Kurt Cobain fece una performance schizofrenica: spaccò chitarra e microfono, minacciò di lanciarsi dalla casse e mandò all’aria la band. Cobain, in pieno stato confusionale, sciolse i Nirvana prima che diventassero i miti attuali. Pavitt, quindi, gli concesse una giornata di pausa e di vacanza, ed è quella giornata che le sue foto amatoriali prevalentemente raccontano.
Lui e Cobain a passeggio per le vie della città, visitarono San Pietro, la Cappella Sistina e il Colosseo. Quel giorno Pavitt riuscì a convincere il leader a riformare la band e a proseguire il tour. A fine giornata, Kurt si comprò una chitarra nuova e tutto ripartì da lì. Dopo la ripartenza romana i Nirvana fecero lo show all’Astoria Theatre di Londra, dove conquistarono l’Inghilterra e furono acclamati come i nuovi Beatles. Il resto è leggenda.
A Roma si lega anche il secondo evento determinante per la carriera dei Nirvana. Qui il 4 marzo 1994, Kurt fu ricoverato in coma per overdose di barbiturici e alcol. Un mese dopo si suicidò. Pavitt nel libro scrive: “Dalla tv appresi che era in un ospedale romano ed io ebbi la sensazione di un déja vu. Sempre a Roma lo avevo visto crollare e in parte mi aspettavo che riaccadesse. […] Se far diventare un artista famoso significava aumentare la sua infelicità, dovevo ripensare la mia vita. Quel novembre dell’ ’89 a Roma feci quello che ritenevo giusto per lui e lo convinsi a continuare la sua carriera. Ma, potessi tornare indietro, sceglierei di nascondere i Nirvana al mondo e gli farei quel benedetto biglietto aereo per tornare a casa».
Per il momento è disponibile l’e-book, ma da marzo anche nelle librerie italiane.






