“FAHRENHEIT 9/11” di Michael Moore

L’altra America

L’ultimo lavoro del regista americano, dopo la recente vittoria al Festival di Cannes e i problemi legati alla distribuzione, registra un successo al botteghino in America e continua a far parlare di sé.

Il film è pensato proprio per un pubblico americano. Moore sembra voler risvegliare una coscienza civile dei suoi connazionali ponendoli di fronte alle contraddizioni e alle mistificazioni dell’attuale governo e alla sua inadeguatezza nell’affrontare la tragedia dell’11 settembre e nel dichiarare le altrettanto tragiche guerre in Afghanistan ed in Iraq, mostrando gli interessi economici e politici che regolano le scelte della Casa Bianca.
Il film si apre con le ultime, caotiche elezioni americane, in cui Bush sconfisse Gore per una manciata di voti, per proseguire con l’attentato alle Torri Gemelle, scegliendo, però, di non mostrarne alcuna immagine, evocandolo solamente attraverso il sonoro.
Nel raccontare la reazione americana il regista accusa l’amministrazione Bush di aver difeso i propri interessi più che quelli degli americani, mostrando le relazioni esistenti tra la famiglia Bush e la famiglia reale saudita, gli investimenti degli stessi sauditi nell’economia americana e i legami tra personaggi politici e colossi industriali e di aver adottato una “politica del terrore” per convincere gli americani della necessità di individuare un nemico in un paese ricco di petrolio.

Bush viene ritratto come un “Presidente per caso”, amante del golf e delle vacanze, distratto ed incompetente riguardo qualsiasi altra materia, eletto da precise geometrie politiche più che da un voto democratico. Ma effettivamente gli americani sono molto più attenti alla condotta di vita che alle reali capacità politiche della propria “classe dirigente” (vedi il “sexgate” di Clinton) quindi la scelta di Moore di usare qualche facile presa in giro e una buona dose di retorica per colpire l’attenzione del pubblico americano risulta comprensibile. E per lo stesso motivo il regista sembra non soffermarsi particolarmente sul fatto che la guerra all’Iraq si sia fondata su una serie di bugie ormai smascherate ma, di quella guerra, preferisce mostrare i soldati (reclutati in maggioranza tra le classi sociali più disagiate) ed i loro familiari, gli iracheni e, ancora una volta, i legami tra politici e industrie belliche o di ricostruzione.

Moore non è nuovo a documentari sulla società americana, spiazzanti ed irriverenti (Roger & me (1989), The big one (1997), Bowling for Colombine (2002)), ma in questo appare ancora più indignato, voglioso di lasciare un segno negli spettatori, sentendo sua, in quanto americano, questa battaglia nei confronti di un uomo, un presidente da cui non si sente rappresentato ma, anzi, ingannato.
E il suo è un film che non lascia indifferenti, dichiaratamente di parte ma necessario per la capacità di stimolare riflessioni e dibattiti, in cui Moore utilizza tutti i mezzi per scuotere l’opinione pubblica, con un occhio alle prossime “imminenti” elezioni americane.

Titolo originale : Fahrenheit 9/11
Nazione : U.S.A.
Anno: 2004
Genere: Documentario
Durata: 110’
Regia: Michael Moore
Sceneggiatura: Michael Moore
Fotografia: Mike Desjarlais
Montaggio: Kurt Engfehr – Todd Woody Richman – Chris Seward
Art direction: Dina Varano
Suono: Gary Rizzo
Musiche: Jeff Gibbs
Produzione: Michael Moore
Distribuzione: Bim
Sito ufficiale: http://www.fahrenheit911.com/
Data di uscita: Cannes 2004
27 Agosto 2004 (cinema)