La fondazione Antonio Mazzotta dedica una personale al pittore veneziano Federigo Zandomeneghi proponendo una selezione di 50 disegni e 80 dipinti, tra i quali alcuni capolavori come Le moulin de la Galette e l’Hommage a Toulouse-Lautrec .
La Fondazione Antonio Mazzotta presenta, dopo qualche anno dall’ultima mostra personale su Federico Zandomeneghi ( Venezia,1841 – Parigi,1917 ), un’esposizione dedicata all’artista che ha saputo, più di Boldini e De Nittis, avvicinarsi alla pittura francese degli impressionisti come Degas, Renoir e Toulouse-Lautrec, pur mantenendo una forte base personale.
La mostra non prende volutamente in considerazione gli anni macchiaioli e veristi del pittore, ma propone una selezione di quadri della stagione francese, iniziata nel 1874 e terminata con la sua morte. La mostra offre la lettura di questo periodo data da due dei più illustri critici che hanno scritto su Zandomeneghi : Enrico Piceni ed Edmondo Sacerdoti, uno critico e l’altro gallerista, che hanno saputo dimostrare come Zandomeneghi non fosse un emulo degli impressionisti, ma avesse una concezione propria della nuova pittura parigina.
Tra le lettere del pittore si legge una pensiero ” Quanto alla tecnica, parola molto vaga, quella da me adottata è tutta mia e non la presi in prestito da nessuno ” (lettera a V. Pica del 7 Aprile 1914) che è fondamentale per capire la pittura di questo artista. Come si può bene vedere da A pesca sulla senna (1878), la tecnica di Zandomeneghi mantiene alcuni elementi dell’esperienza macchiaiola, lo si vede nel colore verde presente in tutte le sfumature a seconda del variare della luce, e rimane legata al colorismo della tradizione veneziana nella scelta di non scomporre mai il colore alla Degas o alla Renoir. All’olio, tecnica molto veneziana, preferisce il pastello, molto più francese, che gli permette di realizzare dei capolavori che si caratterizzano per la sovrapposizione di piccoli tratti di sfumature diverse.
Come gli Impressionisti, Zandomeneghi si interessa alla moda ( Manet diceva che l’ultima moda era assolutamente necessaria per un pittore ) e sceglie di dedicarsi allo studio della figura femminile. Tuttavia, al contrario di Boldini, come notava giustamente Enrico Piceni, le donne di Zandomeneghi hanno una sensualità che si potrebbe dire dolce, non dichiarata, quasi annoiata o, quantomeno, rilassata. Le sue donne sono pronte per accogliere le amiche in casa e chiacchierare tra di loro come nella Bavardage ( il pettegolezzo ) o nel Thè, o si acconciano per una festa come in Serata di Gala o I guanti neri. Sono, anche, colte nella loro intimità con in Prima ruga o Il ricciolo, mostrando la quotidianità di questi piccoli gesti. Belli sono poi gli schizzi realizzati per quadri come Le moulin de la Galette che provano come Zandomeneghi abbozzasse solo il disegno e poi creasse la figura con la tavolozza.
L’allestimento della mostra è molto ben costruito con pannelli esplicativi che danno le nozioni essenziale per conoscere questo pittore poco noto, ma lasciano anche aperte molte linee problematiche per lo studio dei critici.
Di questa mostra non si può dire nulla di negativo perchè soddisfa tutti i tipi di pubblico da quello che la va a vedere per scoprire un pittore poco noto, a quello che la visita con lo sguardo dell’intenditore.
Bisogna, poi, sottolineare che è l’occasione per poter vedere dei dipinti che provengono da gallerie private e che danno un contributo significativo per la ricostruzione dell’intera opera pittorica di Federico Zandomeneghi.
FEDERICO ZANDOMENEGHI, IMPRESSIONISTA VENEZIANO.
Dal 19 febbraio al 6 giugno 2004
Milano,FONDAZIONE ANTONIO MAZZOTTA
Foro Buonaparte 50 (20121)
+39 02878197 (info)
www.mazzotta.it
orario: 10-19.30 mart e giov 10-22.30. Chiuso il lunedi
biglietti: 8€, 5,5- 4,5 ridotti
catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta €30 in mostra






