48° FESTIVAL DEI POPOLI
Si è aperta lo scorso fine settimana la quarantottesima edizione del Festival dei Popoli di Firenze, uno dei più longevi e autorevoli eventi culturali dedicati al cinema documentario in Italia.
Accanto alle consuete sezioni a concorso (internazionale e italiano) e alle rassegne ormai rodate sull’arte (“Lo schermo dell’arte”), l’architettura (“Spazio architettura immagine”), la musica (“Filmare la musica”) e “il presente documentato”, l’edizione di quest’anno presenta al pubblico alcune interessanti novità. A cominciare da “Cuban stories”, la rassegna dedicata al “continente della rivoluzione”, che prevede in cartellone numerose pellicole: dalla narrazione storiografica alla riflessione politica e memoriale, una lunga panoramica sull’utopia e il fallimento del sogno cubano.
“Il vero costo del prodotto” si occupa invece dei nefasti della produzione industriale, delle sue pesanti conseguenze sull’uomo e sull’ambiente, dei costi impliciti e insostenibili ma spesso consapevolmente e colpevolmente messi in conto nel ciclo della produzione.
Il festival da ormai quasi mezzo secolo si occupa con responsabilità e lungimiranza di scoprire le nuove linee di sviluppo del cinema documentario, di guidarne e promuoverne lo sviluppo e ancor più concretamente di formare un pubblico attento e consapevole capace di operare autonome scelte critiche. In questo senso sono indirizzate altre due rilevantissime sezioni, una dedicata al nuovo cinema africano, l’altra – vero e proprio evento corredato da tavola rotonda e incontri con accademici e specialisti – sulle possibilità del cinema di essere strumento di ricerca storiografica e divulgazione specializzata.
Tra le presenza di spicco quella di Alessandro Rossetto – al quale il festival dedica un omaggio in occasione dell’uscita del suo “sequel” al celebrato L’orchestra di Piazza Vittorio (si tratta per la verità di un cineritratto dedicato a Raul, uno dei musicisti del gruppo fondato da Mario Tronco) -, e del documentarista kazakho Sergei Dvortsevoy.