16° FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, D’ASIA E D’AMERICA LATINA

Prosegue a vele spiegate la 16esima edizione del Festival del cinema africano; si susseguono i film in concorso, anche quest’oggi tre dal Brasile, dall’Iran e dal Senegal, e i cortometraggi, i documentari e i film delle sezioni collaterali.

Continua anche, al ritmo di un film al giorno, l’interessante retrospettiva su uno dei maggiori attori francofoni africani, Sotigui Kouyatè. Ieri è stato proiettato il divertente Black mic mac, storia di un esilarante ragazzo che si finge stregone per incassare il compenso che un centro di accoglienza offre per essere salvato da un ispettore dell’ufficio d’igiene particolarmente zelante.

In corsa per l’alloro di miglior film del Festival è invece il senegalese L’appel des arenes del giovane Cheick N’Diaye, che ci mostra il mondo dello sport nazionale in Senegal, la lotta, tramite la storia di due persone molto diverse: un camionista, Andrè, che salva dall’assalto di un manipolo di teppisti un giovane, Nalla, e lo introdurrà nel mondo della lotta contro il parere dei suoi genitori.

A sua volta in concorso il brasiliano Casa de areia dell’ancor più giovane Andrucha Waddington; un film ambientato nei primi anni del ‘900, quando una madre e una figlia si rirovano su un’inospitale spiaggia deserta con l’unica compagnia di un gruppo di schiavi fuggiaschi. I giorni passano, ognuno uguale al precedente e questo al giorno prima. Per le due donne, interpretate da Fernanda Montenegro e Fernanda Torres, due fra le più celeberrime attrici brasiliane, l’unico scopo ormai è quello di abbandonare quella che ormai è diventata la casa di sabbia del titolo.

Più attuali invece le tematiche dell’iraniano Dame Sobh (Day Break) di Hamid Rahmanian, terzo film in concorso presentato nella giornata di ieri; tratto da una storia vera e girato in una vera prigione di Teheran, questo film narra dell’attesa del giudizio di un condannato a morte per omicidio. In Iran, i condannati per omicidio sono giudicati dalla famiglia della persona assassinata. Il film ci fa rivivere la drammatica ed insostenibile attesa del giudizio.

Continua anche la sorprendente e splendida retrospettiva sul cinema afroamericano negli USA. Da segnalare per la giornata di ieri l’impegnativo Civil Brand, con un Mos Def molto compito nei panni di un giovane studente di giurisprudenza, secondino a tempo perso in un carcere femminile, che fa amicizia con cinque detenute e le aiuta a scoprire come sono sfruttate da una società che ricava utili speculando sul lavoro delle carcerate; insieme organizzaranno una protesta che sfocerà nell’occupazione del carcere.

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