FILIPPO ZACCARIA

La sacralità della terra nell'opera di Zaccaria, protagonista della copertina di “Taste Vin”

Nell’ambito delle “copertine” di “Taste Vin” dedicate a un artista, ora è la volta di Filippo Zaccaria. Artista da anni attivo nel territorio, già allievo e poi assistente di Giuseppe Santomaso all’Accademia di Belle Arti di Venezia, attualmente è docente di Decorazione della stessa istituzione. “Taste Vin” è una rivista bimestrale di enogastronomia edita a Treviso che punta a coniugare conoscenze relative al vino, alla buona cucina, all’arte e alla cultura.

Filippo Zaccaria dimostra nella sua produzione artistica di stabilire un rapporto viscerale con la terra, elemento primario con il quale avvertiamo, oggi più che mai, la necessità di ritrovare un equilibrio con ripercussioni, non più esiziali, sulla qualità delle nostre esistenze.
Nelle sue opere si evidenziano gli esiti d’interventi meditati, studiati nei dettagli, sempre collegati a un vissuto, a un quotidiano impegno con implicazioni in ambiti diversi, rivolti a ristabilire antropologicamente una connessione con un modello originario.

Unde origo inde salus, è inciso sul cerchio metallico di ridotte dimensioni collocato al centro del pavimento, esattamente sotto la lanterna, della longheniana chiesa, a pianta ottagonale-circolare, di Santa Maria della Salute a Venezia. Dove c’è l’origine, lì c’è il benessere, e Zaccaria ha maturato questa etica consapevolezza con dirette prese di posizione su questioni ecologiche e politiche per cercare di preservare e garantire un più sano utilizzo delle risorse dell’ambiente naturale.
I suoi studi su carta o altri tipi di supporto vengono elaborati con le tecniche tradizionali assumendo connotazioni di veri e propri progetti.

L’agrimensore o il contadino dotato del sano e semplice buon senso conosce istintivamente quale può essere il modo migliore per sfruttare il terreno. Da lì ottiene quelle ordinate geometrie evidenti nelle diverse fasi di semina, crescita e raccolto delle colture agricole, siano essi i filari di viti o i campi di granoturco, in sé esteticamente perfetti e in armonia con il sito, accogliente e generoso se rispettato nel suo humus naturale. Con la stessa cautela e attenzione Filippo Zaccaria si esprime con interventi che, a grandi linee, possono essere inseriti all’interno del fenomeno della Land Art.
L’artista opera nei terreni agricoli, scava dei solchi, delle fosse che perimetrate assumono valenze di tipo archeologico. Sono evidenti i rimandi a città antiche, edifici, e soprattutto tombe o tumuli a dimensione umana. Molto suggestiva la scala scavata nella terra, una sorta di originale andito di collegamento con l’ “Oltretomba”.

Le affermazioni riportate da Arriano e pronunciate da un filosofo jainista all’ambizioso Alessandro inoltratosi dalla sua patria a invadere la lontana e civile India, tornano calzanti per suggerire una chiave di lettura alla proposta di Zaccaria. Le considerazioni del Diogene indiano erano rivolte a ridimensionare l’inarrestabile sete di conquista di nuove terre del re macedone e offrono un utile pretesto per cercare di stabilire un più oggettivo valore e un’equa misura delle cose contro il dilagante e indiscriminato saccheggio perpetrato dall’insaziabile egoismo umano a danno della natura: “… Presto sarai morto, e allora possiederai solo quel tanto di terra che basterà a seppellirti”.

Nell’opera di Filippo Zaccaria, in definitiva, avvertiamo la volontà e il senso per cercare di indicare una giusta e corretta percezione dei sacri valori della vita impliciti negli stessi avvicendamenti stagionali che con regolare cadenza si ripetono. Dalla vita alla morte e, ovviamente viceversa, dalla morte alla vita.

Taste Vin, rivista bimestrale di vino, grappa, gastronomia e varia umanità, n. 6, dicembre 2005/gennaio 2006.