Torino 28. Concorso
I “quatto leoni” sono un gruppo di amici musulmani che vivono nei sobborghi di Londra: Waj e Faisal sono un po’ svitati, Omar è più serio, con moglie che veste all’occidentale e un ragazzino appassionato, come tutti i ragazzini della sua età, delle storie di Disney; mentre Barry è un occidentale convertito. Forse è un caso, ma è proprio lui il più fondamentalista. A loro si aggiunge Hassan, che compone dei divertenti “Rap” in stile jihadista.
Barry dice che ridere è sintomo di debolezza; che il fratello musulmano che ha comprato arance Jaffa ha pagato le armi di Isarele ed è perciò un ebreo. Barry progetta di far saltare la moschea e di dare la colpa agli occidentali: così i musulmani avrebbero avuto un giusto pretesto per insorgere. Omar risponde che suo fratello è morto in Bosnia per difendere la moschea; ma nessuno è insorto.
Ecco alcune tra le battute di questo intelligente e corrosivo film umoristico che, come è giusto che sia la satira, amplificata la verità con la parodia. Una parodia in cui il raffinato humor inglese sa ben miscelare serietà e ironia, ma alcune battute sono assolutamente esilaranti nella loro mastodontica iperbole. Per esempio l’invettiva contro l’auto che non parte: “Sono le candele. I ricambi sono certamente ebrei. Gli ebrei hanno inventato le candele per controllare il traffico mondiale”.
I cinque si immaginano, un po’ per celia e un po’ sul serio, combattenti jihadisti; due di loro, Omar e Waj, vanno persino in Pakistan per “addestrasi” ma combinano guai a non finire. In ultimo sparano con il bazooka alla rovescia e uccidono Bin Laden per sbaglio. Costretti a rimpatriare, organizzano con gli altri un attentato suicida. Le discussioni sono strepitose e comicissime: Barry vorrebbe guidare il gruppo ma è pasticcione e invasato di dogmi e di dottrine contro ogni logica concreta. Omar gli tiene testa mettendo la logica e la razionalità al posto dell’ottusità di precetti inconsistenti. Altri due saltano in aria durante i preparativi. Barry li definisce subito “martiri”. Ma Omar lucidamente dice che sono solo stati disattenti e stupidi. Prevale alla fine il parere di Omar e decidono di partecipare alla maratona di Londra, imbottiti di tritolo nascosto sotto travestimenti da personaggi diseyani. Lì avrebbero causato uno sterminio.
Alla vigilia della missione, è impressionante e un po’ inquietante quanto sia ironico e scanzonato il dialogo sul martirio che Omar affronta con la moglie e il figlio. Forse nessuno di loro pensa davvero alla morte.
Il gruppo però viene scoperto dalla polizia, che dà loro una caccia non meno scombinata, con ordini e contrordini che hanno esiti comicissimi. Il finale di questo film umoristico è, tuttavia, una tragica farsa, come tragica è la realtà degli integralismi e dei terrorismi in nome di una qualche fede o religione che oscura le menti ed è nemica della vita.
Il quarantacinquenne regista inglese Chris Morris, conduttore, autore e produttore per la televisione e la radio inglesi, con questo pregevolissimo lavoro è al suo esordio dietro alla macchina da presa.
FOUR LIONS
UK 2010 (35mm, 100′, col.)
regia/director
Chris Morris
sceneggiatura/screenplay
Chris Morris, Jesse Armstrong, Sam Bain, Simon Blackwell
fotografia/cinematography
Lol Crawley
montaggio/film editing
Billy Sneddon
scenografia/production design
Dick Lunn
costumi/costume design
Charlotte Walter
suono/sound
Malcolm Hirst
interpreti e personaggi/cast and characters
Riz Ahmed (Omar), Nigel Lindsay (Barry), Kayvan Novak (Waj), Adeel Akhtar (Faisal), Arsher Ali (Hassan), Craig Parkinson (Matt), Preeya Kalidas (Sofia), Julia Davis (Alice), Benedict Cumberbatch (il negoziatore/Peacemaker), Wasim Zakir (Ahmed), Mohammad Aqil (Mahmood)
produttori/producers
Mark Herbert, Derrin Schlesinger
produzione/production
Warp Films
distribuzione/distribution
Videa-Cde
vendita all’estero/world sales
Wild Bunch






