Ferrara: bene Mirò, in arrivo Turner e Boldini

Mostre che chiudono, mostre che aprono

Domenica 25 maggio si è conclusa la mostra “Miró: la terra” aperta in Palazzo dei Diamanti lo scorso 17 febbraio. E, come prassi, Ferrara Arte comunica il bilancio preciso dell’esposizione.

Il numero dei visitatori della mostra “Miró: la terra”|Recensioni “Mirò:la terra” è stato di 123.618, con una media di 1248 biglietti staccati per ciascuno dei 99 giorni di apertura della mostra. Il bilancio preventivo ipotizzava 130 mila visitatori e non è stato raggiunto per 6.382 presenze. Il costo della mostra era stato preventivato in 2.180.000 euro; quello a preconsuntivo è di 2.042.346,48, con un risparmio di 137.653,52 euro. Le entrate nette di mostra (biglietteria, bookshop, ecc.) hanno comunque superato il preventivo: erano state previste in 1.430.000 euro, mentre il preconsuntivo supera tale importo di poco più di 6 mila euro, e ciò nonostante il preventivo di entrata fosse stato ipotizzato sulla base di un numero leggermente superiore di visitatori, segno questo che il pubblico di Miró ha dimostrato una capacità di spesa maggiore del previsto negli acquisti al bookshop.
Le minori spese e le maggiori entrate, hanno consentito un risparmio di 143.798,51 euro nel ricorso al capitolo “sponsorizzazioni e contributi” (previsti in 750 mila euro ma utilizzati solo per 606.201 euro). Bilancio oggettivamente positivo, quindi, tanto più se si tiene conto della ricaduta economica sul territorio e del giudizio, estremamente positivo, espresso dai visitatori interpellati, oltre che all’interesse che i media hanno riservato all’esposizione ferrarese. Ora la mostra di Miró è in viaggio per Madrid dove dal 17 giugno al 14 settembre sarà presentata al Museo Thyssen-Bornemisza.

Archiviato positivamente Miró, Ferrara Arte è al lavoro per la grande mostra d’autunno, dedicata a “Turner e l’Italia” annunciata ai Diamanti dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009.
L’organizzazione della mostra dedicata al più grande pittore romantico è in una fase ormai molto avanzata. Novità importanti hanno caratterizzato il lavoro di queste ultime settimane. Prima fra tutte la trattativa con la Tate di Londra, proprietaria della più importante collezione di Turner del mondo, che ha accordato alla mostra un prestito eccezionale che permetterà di presentare a Palazzo dei Diamanti ben 12 olii, 19 acquerelli e 3 preziosi taccuini di disegni realizzati duranti i viaggi in Italia, tutti capolavori assoluti delle diverse stagioni della produzione dell’artista. Tra questi il celeberrimo Roma vista dal Vaticano del 1820, panorama della città eterna con Raffaello e la Fornarina.
Oltre a questo formidabile obiettivo, la mostra ha ottenuto prestiti eccezionali da ogni parte del mondo, ad esempio capolavori provenienti da musei americani. Lo Yale Center for British Art di New Haven (Connecticut), la più importante e prestigiosa collezione di arte britannica al di fuori dell’Inghilterra, ha concesso in prestito uno dei più bei dipinti della prima maturità dell’artista, Il lago d’Averno: Enea e la Sibilla Cumana, del 1814-15. Sempre dagli Stati Uniti provengono il dipinto della Huntington Library di San Marino (California), Giovani pescatrici napoletane sorprese al bagno al chiaro di luna del 1840, una stupefacente visione notturna illuminata dai riflessi iridescenti della luna e dal Vesuvio in eruzione, così come una delle più celebri vedute veneziane di Turner, Arrivo a Venezia del 1844, generosamente concessa in prestito dalla National Gallery di Washington. Dal Canada arriverà invece a Ferrara un’importante tela del 1834, La fontana dell’indolenza, appartenente alla Beaverbrook Art Gallery di Fredericton.

Grazie a questi e altri capolavori, che documentano lo strettissimo rapporto che Turner ha avuto con l’arte e il paesaggio italiani, questa mostra presenterà l’intero percorso artistico di questo genio della pittura.
Si sta anche definendo il contenuto della grande rassegna del 2009. La scelta è caduta su un importante omaggio al genius loci, Giovanni Boldini, presentato nel momento del suo maggiore fulgore. Titolo della Mostra “Boldini nella Parigi degli Impressionisti” (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 20 settembre 2009 – 10 gennaio 2010).
Il tema della rassegna è inedito e di grande interesse. Protagoniste saranno infatti le opere realizzate tra il 1871, anno del suo trasferimento nella capitale francese, e il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista. Altra novità di rilievo è che, grazie alla collaborazione con lo Sterling & Francine Clark Art Institute di Williamstown, che ospiterà la rassegna dopo Ferrara, per la prima volta verrà presentata una grande mostra di Boldini in un museo americano di straordinario prestigio.
Saranno circa un centinaio le opere che, organizzate in sezioni tematiche, illustreranno i generi e i soggetti trattati da Boldini in questi anni di intensa sperimentazione: opere che certo devono molto agli incontri avuti con gli artisti che lavoravano a Parigi in quegli anni – in primo luogo, gli impressionisti Degas, Manet, Renoir, e poi i maestri più affermati e alla moda come Fortuny e Meissonier, o gli stranieri Whistler e Sargent – ma che sono soprattutto frutto di una straordinaria capacità di osservare, indagare e restituire, con uno stile via via sempre più personale e inconfondibile, la brulicante vita della ville lumière.
Il percorso della mostra inizierà con un breve prologo dedicato all’attività degli anni fiorentini, un’esperienza fondamentale per la formazione di Boldini. Si entra poi nel cuore della rassegna con i quadri di genere dei primi anni Settanta che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo soprattutto in America. Seguirà un’ampia sezione dedicata alla rappresentazione della città moderna – con i suoi caffè, le vie affollate, le piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli – e quindi una selezione di opere che illustrano la sua personale interpretazione della pittura en plein air, con cui realizzò celebri paesaggi e marine nel nord della Francia. Al tema tutto boldiniano delle vedute d’atelier verrà dedicata una interessantissima sezione. Si analizzerà, infine, l’evoluzione del suo stile nel genere del ritratto, dalle effigi più intime che ritraggono amici e colleghi, a quelle ufficiali.

Il modo in cui l’artista, alla metà degli anni Ottanta, giunge ad esplorare quest’ampia gamma di temi e di generi rivela un’indipendenza stilistica sorprendente rispetto al panorama figurativo coevo e testimonia l’acquisizione di quella maniera che caratterizzerà lo stile della sua piena maturità. È proprio con opere di questa fase che si conclude il percorso espositivo, in particolare con alcuni tra i più celebri ritratti realizzati nell’ultimo decennio dell’Ottocento, momento in cui Boldini si afferma sul palcoscenico internazionale come uno dei più contesi pittori dell’alta società del vecchio e del nuovo continente.