Festival del cinema polacco. A Gdynia tempo incerto: nuvoloso con qualche raggio di sole

La giuria del XXXI festival del cinema polacco di Gdynia ha premiato "Plac Zbawiciela", grande favorito dai pronostici

Alla XXXI edizione del Festival del cinema polacco la giuria premia “Plac zbawiciela”, grande favorito dai pronostici, film che ha ricevuto grandi consensi dalla critica, ma che non convince più di tanto, mentre “Wszyscy jestesmy Chrystusamy” di Marek Koterski deve accontarsi di un premio alla regia.

Si è chiusa a Gdynia la XXXI edizione del Festival del Cinema polacco, appuntamento fisso e imprescindibile del mondo della celluloide polacca. Il verdetto della giuria, guidata da Feliks Falk, ha premiato il film di Krzysztof Krauze Plac Zbawiciela, favorito da tutti i pronostici, del quale si leggono in Polonia solo recensioni entusiaste, anche se le opinioni degli spettatori sono decisamente meno positive.

Si tratta di un film che colpisce, specialmente il pubblico polacco, poco avvezzo a vedere sullo schermo le miserie, le umiliazioni e le violenze avvolte nel silenzio delle mura domestiche. Malgrado l’estremo grado di verosimiglianza e l’abilità degli attori, tutti volti quasi sconosciuti del cinema polacco, il film non offre allo spettatore niente altro. Non ci sono fotogrammi memorabili, colori, battute, soluzioni registiche o sorprendenti sviluppi nella sceneggiatura. In buona sostanza il film di Krauze è un film che riesce a dimostrare perfettamente la sua tesi. E pur di commuovere, fa ricorso alle lacrime dei bambini.

Invece a Koterski, regista di Wszyscy jestesmy Chrystusamy (in italiano potremmo tradurlo: “Siamo tutti poveri Cristi”) si è dovuto accontentare di un premio alla regia per il suo film che, non meno crudo e crudele nella sua tematica (si parla di un padre alcolizzato e di suo figlio tossicodipendente, al quale il padre lascia in eredità la sua croce), è condito con una dose di grottesca ironia (finalmente!).

Tra gli esordienti si sono distinti tre autori, il giovane Xawery Zulawski, che ha presentato Chaos, film con un certo gusto dell’eccesso, forse troppo lungo, con una sceneggiatura solida e alcune buone inquadrature, specialmente nel finale, ma che, forse anche per il taglio della sceneggiatura (il regista non nasconde le sue simpatie per il movimento no-global) è stato completamente snobbato dalla giuria.

Slawomir Fabicki, reduce dai successi internazionali raccolti dal suo cortometraggio Meska sprawa, ha presentato al festival Z odzysku, film che malgrado una certa dose di violenza gratuita, è una buona prova, ma che non ha convinto i giurati (il film si è agiudicato tuttavia il premio al montaggio).

Invece, l’unico regista, tra gli esordienti, ad avere ricevuto qualche riconoscimento è stato Michal Rosa col suo Co slonko widzialo, un film nel quale si intrecciano le storie di tre personaggi, il ragazzino Sebastian, Marta, una ragazza intorno ai venti anni, e il cinquantenne Jozef, tutti e tre alla ricerca di una somma di soldi che gli permettetta di cambiare la propria vita. Un film intenso, con attori convincenti e una sceneggiatura scritta e recitata senza sbavature.

In buona sostanza non ci sono state clamorose sorprese o grandi rivelazioni a questa edizione del Festival del Cinema polacco, la prima dopo la fondazione dell’Instyt sztuki filmowej, un’istituzione nata per sostenere la cinematografia nazionale e dotata di grandi mezzi.

L’immagine che il cinema polacco offre del suo paese è quasi sempre estremamente grigia, talvolta disperata. Molti registi (Fabicki e Rosa) hanno ambientato i loro film nella Slesia, una regione industriale e mineraria, dove la crisi delle grandi industrie e la chiusura delle miniere ha creato una sacca di “degrado sociale”, con un alto tasso di disoccupazione. Il clima del cinema polacco nel complesso è alquanto grigio, con qualche raro raggio di sole.

XXXI edizione del Festival del cinema polacco di Gdynia, 11-16 settembre 2006