All’edizione 50+1 del Pesaro Film Festival il concorso era costituito da sei opere provenienti da tutto il mondo e realizzate da registi giovani, generalmente alla loro prima o seconda opera. E ancor più giovane era la giuria, composta per la prima volta da diciassette studenti provenienti dalle università e dalle scuole di cinema italiane. Il verdetto non è stato semplice ma alla fine ha assegnato, dopo intense discussioni, il Premio Lino Micciché per il miglior film del Concorso Pesaro Nuovo Cinema al film francese di Damien Manivel Un jeune poète.
Questa la motivazione della giuria che ha apprezzato il film “per la sua eleganza espressiva, la ricerca di un’essenzialità delle forme; ma anche per una specifica cifra autoriale, che guarda consapevole al cinema del passato sfociando in un linguaggio narrativo e visivo originale che racchiude in sé la forza della poesia e dell’arte, un confronto stimolante tra ambienti e personaggi ed un’efficace stilizzazione del reale”.
E’ stata apprezzata l’opera prima di questo cineasta francese, già autore di numerosi cortometraggi pluripremiati, che in questo suo esordio ha raccontato il personaggio dell’aspirante poeta Rémi. In cerca d’ispirazione sotto il sole della città di Sète, è armato solo di penna e taccuino, ma non sa da dove cominciare. Come trovare la scintilla decisiva? Questo il punto focale che il regista vuole declinare con le immagini in un racconto particolare sviluppato con leggerezza ed efficacia.
Ci sono state anche due menzioni speciali, la prima per l’interpretazione del cast a La madre del cordero di Enrique Farìas e Rosario Espinosa e la seconda a Terra di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani per la sperimentazione linguistica.
Per il film cileno la giuria ha apprezzato il cast “per la sua essenzialità ed intensità, per un’ammirevole e costante ricerca della verità e per la sua forza emotiva”. Un film davvero corale La madre del cordero che vede però in primo piano Cristina che a 49 anni, dopo una vita passata ad assistere una madre opprimente, apre gli occhi sulla sua vita grazie a Sandra, un’amica dei tempi della scuola che è tornata per i funerali del padre. Sandra vive in modo libero, senza preoccuparsi del giudizio degli altri e stimola Cristina a trovare la sua strada per emanciparsi. Un’opera ben costruita dove, assieme alle protagoniste, sono ben tratteggiati numerosi ritratti, a partire da quello della madre.
La menzione a Terra è andata “per la sua natura innovativa, la sua complessa mappatura simbolica e per la scrittura visiva che trascina lo spettatore dentro ed oltre le immagini”. E l’opera seconda del romano Marco De Angelis e del siciliano Antonio Di Trapani è davvero particolare, abile nel mescolare insieme immagini documentarie, materiali d’archivio, foto d’epoca per raccontare rovine del passato e dimensione contemporanea, fasti lontani e attualità tecnologiche, bellezze perdute e volti antichi.






