“Flatlandia”
Il 10 gennaio 2009, sul palco del Teatro Aurora di Marghera, il debutto di “Flatlandia”, liberamente ispirato al racconto del reverendo e pedagogo inglese E.A.Abbot
Una terra piatta, flat, dove gli abitanti che vi risiedono sono figure geometriche: i soldati triangoli isosceli, i nobili quadrati, i sublimi sacerdoti circoli, posizionati su un piano a due dimensioni. Due attrici, due donne, Francesca D’Este e Silvia Gribaudi, che con ironia e sarcasmo, attraverso l’alternarsi di sequenze danzate e recitate, hanno saputo portare in scena il concetto di bidimensionalità affrontato nell’omonima opera di Edwin A. Abbot. Del libro resta la trama, ma di certo i toni di narrazione si fanno più piacevoli, fluidi e comprensibili. Uno spettacolo curioso, geniale, creativo, che supera le accuse di misoginia rivolte allo scrittore nel lontano ‘800. Le donne segmenti, nel racconto fantastico di Flatlandia si distinguono, infatti, per la loro natura bassa e infida, ma supremamente potente e temibile. Molto più temibile, in questo mondo di lunghezze e larghezze è la scoperta dell’altezza profetizzata da una Sfera proveniente da Spacelandia, il paese a tre dimensioni. E’ la promessa di un mondo superiore, più perfetto e intelligente, è la paura secolare di ogni popolo: ammettere la propria incompletezza. Lo spettacolo si inserisce nella prima tappa del progetto “Scienza e Teatro”, ed è prodotto da Questa Nave.
Interessante la scelta scenografica, delle luci curate da David Casagrande Napolin che generano stimolanti giochi di fantasia; dei colori scenici che riprendono le tonalità dei costumi: solo bianchi o neri; colori neutri, a sottolineare la monotematicità di pensiero e la standardizzazione di una società ottusa, poco aperta al cambiamento. I suoni scivolano tra un pezzo lirico e la dance moderna, a volte freneticamente, con interruzioni drastiche e quasi impreviste. L’alternarsi di quadri recitati, o di sola danza e musica (Silvia è anche ballerina oltre ad essere attrice), ad altri di lezione-spettacolo, donano alla messa in scena un ritmo incalzante e spassoso, e rendono in pieno la riflessione sulla denuncia delle società omologate, estremamente radicate nelle loro convinzioni. Qualche piccola sbavatura, ma si trattava della prima assoluta. In ogni caso la perfezione tecnica di certo non riesce a trasmettere e a impressionare quanto la semplicità di un teatro così spontaneo e fantascientifico, fatto sia per grandi che piccoli. In questo spettacolo un uomo può farsi quadrato semplicemente utilizzando un elastico, i segmenti sono fasci luminosi al centro di un mondo buio. Una favola dal retrogusto amaro che regala un momento per sognare.