In Venezia, vetrina per eccellenza delle mostre d’arte, Palazzo Fortuny rappresenta la sede ideale da tempo specializzata nella esposizione di fotografie di prestigiose autrici la cui fama esce rafforzata proprio dall’ospitalità del palazzetto gotico-ottocentesco.
Accolta ormai senza discriminazioni fra le espressioni d’arte, la fotografia ha una sua tradizione classica rappresentata dall’uso della pellicola anche se va sempre più incalzando la fotografia digitale con la quale qualità e dell’opera e multiserialità del prototipo convivono con esiti felici. In un progressivo processo di smaterializzazione, nel dipingere si è dapprima rinunciato all’uso della tela come supporto facendo da base a volte un corpo umano nella sua vulnerabilità, abolendo poi il pennello e gettando i colori a secchiate o a mani nude sulla tela. Con la fotografia si è proceduto in senso inverso, prendendo la fotografia come supporto e modificandola e arricchendola con aggiunte chiaramente ispirate ai modi e fini di Andy Warhol e dei suoi accoliti.
In questa mostra di Palazzo Fortuny si torna a gustare la fotografia pura che si impone per la piacevolezza e l’armonia di inquadratura, proporzione che ci riporta alla ricerca della divina proporzione degli antichi. Mentre in contemporanea si può ammirare la serie di opere della compagna di Picasso Dora Maar, sulle pareti del piano terra e del piano rialzato dominano una serie di fotografie i cui autori di certo sono conosciuti fino ad ora dagli specialisti del settore mentre suonano ignoti ai più.
Non si segue un ordine cronologico ma si va per temi cosicché ad esempio Attraverso lo specchio di Giusy Callia è del 2011 e si trova accanto avari ritratti di Julia Margaret Cameron eseguiti nella seconda metà del 19° secolo. Nella grande fotografia di Ghitta Carel, una splendida e giovane regina d’Italia Maria Josè sorride, ignara del suo destino, stringendo fra le braccia il piccolo Vittorio Emanuele.
Non poteva mancare Leni Riefenstah, la fotografa del regime nazista, qui presente con un ambiguo ritratto di uomo-donna dal piglio duro e severo mente procede con il passo dell’oca, gamba rigorosamente rigida da sfiorare la caricatura (non a caso Roberto Benigni inserisce nel suo film-Oscar La vita è bella la scena del protagonista che si avvia al patibolo avanzando in quel modo ridicolo per non spaventare e fare sorridere il suo bambino nascosto dietro un ammasso di copertoni).
Il corpo umano è spesso protagonista circoscritto a lunghe gambe intrappolate in scarpe ortopediche, o contrapposto fra giovanette in fiore impietosamente ritratte acanto a vecchie decrepite, dal viso frastagliato da solchi profondi che ne raccontano la vita stentata.
Al Body Limits di Sandy Skoglund una donna la cui immagine è stata frastagliata in mille minuscoli coriandoli poi malamente ricomposti a simboleggiare l’impossibilità di una vita ordinata e serena.
Come si può intuire da questi accenni, la mostra di Palazzo Fortuny è un coacervo di sollecitazioni e proposte suggestive e stimolanti non solo per gli specialisti del genere ma da chi ama la fotografia e desidera progredire e migliorare.
Info:
Dall’8 marzo al 14 luglio 2014
Palazzo Fortuny, Venezia






