domenica, Luglio 12, 2026
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“Four Lions” di Chris Morris

Cinque matti alla guerra santa

Torino 28. Concorso
Omar e i suoi amici (di origine pakistana, tranne Barry, che è un inglese convertito) sono integralisti islamici che intendono combattere gli infedeli usando le armi del terrorismo. Dopo la fallimentare partecipazione a un addestramento in Pakistan decidono di organizzarsi da soli, preparando degli attentati suicidi tra i partecipanti della maratona di Londra.

Raccontata a questo modo, la trama di Four lions potrebbe sembrare quella di un film drammatico. Al contrario, è un film divertentissimo: Omar e la sua banda sono infatti un gruppo di pasticcioni che trasforma in caos ogni azione che intraprende. Alcune delle gag che si vedono in Four lions – il bazooka usato al contrario, per dirne una – sono classiche, anzi straviste, per questo genere di film che mettono un gruppo di idioti in situazioni drammatiche e alle prese con l’uso di armi. Ma anche quando le gag sono già conosciute, e quindi abbastanza prevedibili, il film riesce a metterle in fila a un ritmo serrato che rende certe sequenze esilaranti.

Four lions, però, non si esaurisce in questo, ossia nel far compiere ai personaggi azioni spassosamente idiote. Molto interessanti, e sottili, sono certi dialoghi che sono altrettante riflessioni sulla teoria dell’argomentazione (del resto Chris Morris – al suo esordio nel cinema dopo una lunga e lodata carriera nella satira televisiva – è noto in Gran Bretagna anche come arguto polemista). Mi riferisco, in particolare, ai dialoghi in cui viene esplorata la convenzionalità del linguaggio (come lo scambio di battute tra i poliziotti nella parte finale del film sull’orso e sul mostro del miele) e a quelli sulla possibilità di trovare un accordo quando si contrappongono logiche diverse (per esempio, il battibecco tra Omar e Barry sulla possibilità di prevalere in una discussione perché si fa il simpatico o perché si ha ragione). Sono dialoghi che toccano questioni rilevanti nelle relazioni conflittuali tra Islam e società occidentali.

La scelta di concludere il film con la morte – comicamente tragica o tragicamente comica – dei protagonista è una scelta piuttosto originale e per molti versi sorprendente. Ma l’aspetto politicamente più controverso del film sta nelle scene famigliari di Omar. Noi vediamo Omar in una casa moderna, con una moglie che mette il velo, ma veste e parla in modo moderno e apparentemente emancipato e con un figlio che gioca con gli stessi gadget tecnologici con cui si divertono tutti i suoi coetanei. Tra questi quadri di un Islam apparentemente integrato ed emancipato e l’Islam delirante dei demenziali tentativi terroristici dello stesso Omar e dei suoi amici non c’è soluzione di continuità. Quando vediamo la moglie di Omar allo sportello dell’ospedale dove lavora accettare senza fiatare l’annuncio del marito che sta per andare a compiere un attentato suicida, sembra che il film voglia dire allo spettatore che un Islam “normale” e integrato non sia possibile e che, sotto il velo di un’impiegata che lavora in un ufficio pubblico, si può nascondere una terrorista, o qualcuno che accetta come giusto e normale il terrorismo. Indubbiamente, una tesi politicamente molto forte (e discutibile).

Il film ha già un distributore italiano: c’è da augurarsi che non venga rovinato troppo dal doppiaggio.

Titolo originale: Four lions
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2010
Genere: comico
Durata: 100’
Regia: Chris Morris
Cast: Riz Ahmed, Nigel Lindsay, Kayvan Novak, Adeel Akhtar, Arsher Ali, Craig Parkinson, Preeya Kalidas, Julia Davis, Benedict Cumberbatch, wasim Zakir, Mohammad Aqil
Produzione: Warp Films
Distribuzione: Videa-Cde
Data di uscita: 28° Torino Film Festival