“Frances the Mute” dei MARS VOLTA

L’ultima frontiera del prog

Amanti e maniaci irriducibile del progressive, esultate: sono arrivati i Mars Volta, che con questo loro nuovo disco si aggiudicano la palma di migliore prog rock band del nuovo millennio. Teoricamente cerebrali ma praticamente dei veri animali da concerto, Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodriguez-Lopez sono virtuosi, emotivi, presuntuosi. E assolutamente geniali.

Se c’è una cosa che fa andare fuori dai gangheri Rodriguez-Lopez è l’etichetta ‘progressive’ che viene affibbiata alla sua musica: eppure, non c’è altro modo per definire la galassia sonora chiamata Mars Volta, a patto che per ‘prog’ si intenda quel genere di musica che non ammette paletti, schemi predefiniti, rispetto della tradizione, dejà-vu.
A vederli, Cedric e Omar (i due membri fondatori e unici superstiti del nucleo originario del gruppo) sembrano due freakkettoni messicani, eccentrici ma non troppo vistosi, piuttosto carini e decisamente cool. Sono giovani ma già segnati profondamente dai drammi della vita da rocker – il loro tastierista, Jeremy Ward, muore per overdose nel maggio 2003, poco prima della pubblicazione del loro primo disco ufficiale “De-loused in the Comatorium” – ma molto più lucidi e determinati di tanti loro coetanei, come dimostra il nuovo cd, “Frances the Mute”.
Il primo elemento spiazzante è l’architettura barocca del disco: i 13 brani sono raggruppati in 5 capitoli sonori che si susseguono senza pause sonore (perché “il silenzio tra le canzoni è una distrazione, come se ci fossero dei vuoti tra una scena e l’altra di un film”), e la loro lunghezza varia dai 46 secondi ai 13 minuti. L’unica canzone che si può definire realmente tale è “The Widow”, accattivante ballata emo-core che mette in risalto la bella voce di Bixler-Zavala (un Robert Plant all’apice della forma) e la chitarra psichedelica di Rodriguez-Lopez (Joe Satriani con i capelli di Jimi Hendrix), e non a caso scelta come primo singolo promozionale. Tra rumorismi ambientali e post-industriali e ‘muri di suono’, si aprono squarci di ritmi caraibici alla Ry Cooder e testi in spagnolo (“L’Via L’Viaquez”), irrompe una tromba squillante suonata da Flea dei Red Hot Chili Peppers in perfetto stile free jazz, fino ad arrivare alle esplosioni funkeggianti di un’imponente sezione di fiati che avanza in crescendo, minacciosa e devastante, in “Plant a Nail in the Navel Stream/Faminepulse”. E chi ne ha più ne metta.
Trattandosi di un album concept, i testi ruotano attorno alla storia di un orfano adottato, che parte alla ricerca dei suoi veri genitori e di una sua identità. Si tratta di una vicenda realmente accaduta, narrata nelle pagine di un diario anonimo trovato per caso proprio dallo scomparso Ward. La morte e il lutto sono elementi ricorrenti nelle liriche di Cedric, ma c’è anche la volontà di trascendere l’esperienza diretta, perché, come dice lui stesso, “ci sono cose troppo personali che preferiamo non condividere”.
Questo disco vede anche il debutto di Rodriguez-Lopez nella veste di produttore (mentre il disco precedente era stato affidato alle cure amorose di Rick Rubin), e il contributo di musicisti del calibro di John Frusciante (chitarre), il già menzionato Flea, e di ‘pezzi grossi’ di area jazz-fusion come Lenny Castro (percussioni), il leggendario pianista afro-cubano Larry Harlow e Adrian Terrazas (fiati).

Sito ufficiale dell’artista: www.themarsvolta.com
Discografia:
Tremulant (Gold Standard Laboratories 2002)
De-loused in the Comatorium (Universal 2003)
The Mars Volta Live (Gold Standard Laboratories 2003)
Frances the Mute (Universal 2005)