François Pinault l’8 aprile 2011 ha presentato alla stampa internazionale, alla Punta della Dogana, la nuova esposizione: Elogio del dubbio.
La mostra, la prima sotto la direzione di Martin Bethenod e curata da Caroline Bourgeois, è composta da opere di venti artisti, metà delle quali mai presentati prima alla Fondazione Pinault.
Un lungo percorso artistico, di opere emblematiche degli anni Sessanta fino a lavori contemporanei che ripercorrono una riflessione sulla forza e sulla fragilità della condizione umana.
Caroline Burgoise durante la conferenza stampa ha spiegato che il dubbio è una delle cose che rendono vivo l’uomo, e l’arte non può che essere un importante momento per vivere questa condizione di sicurezza, di fragilità e di scoperta.
Gli artisti con le loro opere stimolano le nostre domande, creano in noi dei dubbi, i quali sono indispensabili per progredire.
Tra gli artisti invitati: Maurizio Cattelan, Jeff Koons e Jeff Bauman, Adel Abdessemed, Marcel Broodthaers, Dan Flavin, Subodh Gupta, David Hammons, Roni Horn, Thomas Houseago, Donald Judd, Edward Kienholz, Paul McCarthy, Sigmar Polke, Thomas Shutte, Elaine Sturtevant e Chen Zen, Tatiana Trouvé, tutti in modo diverso e personale indagano la sfera del turbamento, l’incertezza dell’identità, l’intimo e l’oblio.
Grande protagonista dell’opening Jeff Koons, che ha portato a Punta della Dogana il famosissimo Hanging Heart, presentato a Venezia per la prima volta alla prima inaugurazione di Palazzo Grassi per la mostra Where are we going?.
Importante novità che accoglierà il pubblico alla Punta della Dogana è la statua dello Stato padre (Vater Staat), alta quasi quattro metri, per oltre 700 chili di bronzo, di Thomas Schutte, allievo di Gerard Richter e Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2005.
Boy with frog (2009) di Charles Ray dialoga con Vater Stadt di Thomas Schutte, ha spiegato la curatrice Caroline Bourgeois, perchè entrambe hanno proporzioni monumentali ed entrambe esprimono due condizioni umane del dubbio.
Il ragazzo con la rana guarda in basso, segno della sua fragile insicurezza, ma con il braccio in avanti, perchè giovane proiettato al futuro.
Il “padre–stato” guarda invece verso l’alto, con le braccia raccolte, mentre medita. Lo sguardo, muta a seconda del tipo di luce che lo illumina.
Martin Bethenod, direttore di Punta della Dogana durante la conferenza stampa ha presentato in antepirma i progetti per Palazzo Grassi e Punta della Dogana, che dal 2011 saranno distinti.
Punta della Dogana avrà una programmazione legata ad esposizioni permanenti, Palazzo Grassi invece proporrà attività artistiche in collaborazione con università e centri di cultura per vivere il museo come il luogo in cui si apprende ma anche si crea cultura e arte.
Il 2 giugno, François Pinault presenterà una nuova esposizione a Palazzo Grassi, Il Mondo vi appartiene.
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio






