“Frankenweenie” di Tim Burton

Solita favola, solito Burton

D’accordo che all’epoca (siamo agli inizi degli anni ’80) al genio creativo di Tim Burton non gli si potesse chiedere di disegnare la fauna di Red&Toby e che la sua carriera non potesse certo svilupparsi restando ai Walt Disney Studios; ma, adesso, al terzo lungometraggio in stop-motion con personaggi dal pallore simile e storie gotiche horror simili, potrebbe anche un po’ annoiare.

L’idea di Frankenweenie fu concepita nel 1984, quando Burton lavorava ancora ai Walt Disney Studios. Inizialmente avrebbe dovuto essere un lungometraggio in stop-motion, ma, a causa di un budget ridotto, Burton ne fece un cortometraggio in live-action.
I disegni dei personaggi disegnati allora da Burton sono stati utilizzati per questo nuovo lungometraggio in stop-motion (24 frame al secondo), oltre, ovviamente, ad altri creati appositamente per il film. Per alcuni di essi, il creatore di Nightmare Before Christmas e di Edward Mani di Forbice, si è ispirato ai personaggi dei classici film horror degli anni ’30, rendendo omaggio soprattutto all’attore Vincent Price, star del genere, e scegliendo il bianco e nero.
Questo perché Tim Burton ha sempre detto che i film horror, così come le favole e le leggende, esprimano un diverso modo di leggere la realtà.

Frankenweenie è ambientato a New Holland, una cittadina tranquilla come solo una cittadina burtoniana può essere.
Victor Frankenstein è un intelligente e intraprendente bambino di 10 anni, il suo unico amico e compagno di giochi è l’amato cane Sparky. Le sue giornate trascorrono tra scuola e pomeriggi passati a giocare con Sparky a dirigiere film domestici d’avventura, con tanto di 3D ed effetti speciali.
I genitori di Victor, preoccupati per questa sua chiusura verso il mondo esterno, lo spingono a socializzare di più con i suoi coetanei; ma ad una partita di baseball, in cui gioca Victor, segue un incidente che causa la morte di Sparky.
Victor non si rassegna alla morte del suo amato cucciolo; così, ispirato da una lezione di scienze, disseppellisce Sparky, riportandolo in vita con l’energia, con qualche cucitura e con qualche rattoppo.

La poetica fuga dalla realtà, gli occhioni imperscrutabili, un’incuranza verso il conformismo, una malinconia autobiografica, l’atmosfera spettrale, l’infinita dolcezza dei gesti, il procedere dinoccolato, sono i sensi di un mondo che Burton ci ha trasmesso opera dopo opera. E c’è un qualcosa di incantevole nel suo modo di raccontare il paradosso della normalità; ma in Frankenweenie,opera a cui il regista è forse troppo legato, più per l’ossessione di incompiutezza che per convinzione creativa, la magia burtoniana si affievolisce un poco.
Si percepisce che ad animare Frankenweenie sia un delicato amore, un ritorno all’infanzia per Burton. E va bene. Ma proprio per questo ci saremmo aspettati qualcosa di meno celebrativo e più generoso.

Titolo originale: Frankenweenie
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione
Durata:
Regia: Tim Burton
Cast (voci originali): Martin Landau, Martin Short, Robert Capron, Conchata Ferrell, Winona Ryder, Christopher Lee, Catherine O’Hara, Tom Kenny, Atticus Shaffer, Charlie Tahan
Produzione: Walt Disney Pictures, Tim Burton Animation Co., Tim Burton Productions
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 17 Gennaio 2013 (cinema)