Al teatro Toniolo di Mestre à andato in scena “ Il Visitatore” di Éric-Emmanuel Schmitt. E’ la primavera del 1938 quando sotto le finestre dello studio viennese di Sigmund Freud (Alessandro Haber), in Berggstrasse n. 19, sfilano le truppe d’occupazione tedesche, accompagnate dai canti militari nazisti.
Il fascino lugubre della colonna sonora dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. E’ un Freud vecchio e malato quello che con le poche forze rimaste, incalzato dalla figlia, deve decidersi a firmare il salvacondotto che gli permetterà di lasciare Vienna e, in quanto ebreo, trovare rifugio dapprima in Francia e poi in Inghilterra. Un caporale della Gestapo (Alessandro Tedeschi), incarnazione del male, irrompe in scena e dopo essere stato insultato da sua figlia Anna (Nicoletta Robello Bracciforti), la arresta.
Rimasto solo e in preda alla disperazione, Freud è vittima di un’altra irruzione. Questa volta a fargli visita, entrando dalla finestra, è un individuo curioso, un bellissimo sconosciuto (Alessio Boni) che non solo sembra conoscere ogni particolare della sua vita passata, ma è in grado di leggere i suoi pensieri e di sapere cosa accadrà nel suo futuro. Chi è quello sconosciuto? Che cosa cerca? E’ un sogno o una manifestazione dell’inconscio? Freud si rende conto molto presto di trovarsi di fronte a Dio. Quel Dio del quale per tutta la vita aveva negato l’esistenza. Ma Dio non è disposto a dare dimostrazione della sua presenza, perché credere richiede un atto di fede, un salto nel vuoto.
I due danno inizio a un dialogo intenso e appassionante. Un dialogo sulla vita, la morte, l’immortalità, la solitudine e la fragilità dell’ateo e quelle di Dio, annoiato dall’immortalità. E’ un Dio che psicanalizza il dio della psicanalisi. E’ un Freud in preda al dubbio, un Freud che, tormentato dall’angosciante sottofondo della tragedia nazista, si chiede: perché se Dio esiste, permette tutto questo? Un Dio che sparisce nel buio della finestra dalla quale era entrato, rincorso da Freud che per trattenerlo gli spara un colpo di pistola. L’acuta ironia dell’esclamazione finale ‘L’ho mancato’.
Un dialogo serrato e ricco di spunti di riflessione, quattro attori perfetti nei loro ruoli. Indimenticabile il corpo a corpo tra gli impeccabili Haber e Boni, umano e divino che si mescolano per dare vita a un momento prezioso, fragile e misterioso.
Il Visitatore
_ testo di Éric-Emmanuel Schmitt
_ regia di Valerio Binasco
_ con Alessandro Haber, Alessio Boni, Nicoletta Robello Bracciforti, Alessandro Tedeschi






